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mercoledì 2 novembre 2016

Quel viaggio svedese da evitare. (3).

Per dialogare bisogna essere in due, come con gli Ortodossi, e nemmeno tutti. In particolare ricordo come Giovanni Paolo II fu accolto in Romania. Dove ancora tutto il paese ricorda con affetto quel viaggio. Compresi gli Ortodossi. 1999. Più problematico il dialogo con altri Patriarcati. Non mi risulta invece che i protestanti di qualsiasi setta intendano riconoscere che solo a loro è imputabile la divisione. Mentre invece stanno usando il viaggio del Vescovo di Roma a scopo di propaganda, insieme ai vari media. Aggiungo poi che i valdesi ci accusano sempre di genocidio. Mentre i luterani tacciono, per esempio, sulle dolorose stragi irlandesi per carestia. Lutero è indifendibile. Valdo e Calvino, pure. Hus, non parliamone nemmeno...

martedì 1 novembre 2016

Quel viaggio svedese da evitare. (2).

Quello che si ostinano a NON capire, i santosubitisti bergogliosi ed ascari di Francesco è che non sarebbe un problema tentare un dialogo con gli eretici luterani; nè il problema sarebbe il viaggio effettuato in una terra da sempre ostacolo se non nemica del Cattolicesimo, vedasi periodo svedese della Guerra dei Trentanni. Il PROBLEMA vero è che il viaggio è stato fatto per i festeggiamenti (??? !) del 500° anniversario fatto da un simpatico monaco egocentrico che odiava il Papa ed il Papato. Questo mentre ci si dimentica che esista ancora il problema di 4 Contee Irlandesi occupate da coloro che in passato provocarono, tramite le carestie indotte, il genocidio del Popolo di San Patrizio, anticipazione di quello stalinista sui Kulaki. Dunque, noi Cattoteppisti contestiamo solo il periodo in cui tale viaggio è stato fatto; dando così legittimazione ad una eresia senza la quale non ci sarebbero stati milioni di morti. Da una parte e dall' altra. In soldoni: i luterani dovrebbero ammettere che furono LORO, con Lutero, e LORO soltanto, a voler andarsene.

sabato 4 luglio 2015

A proposito di scioperi della fame.

Uomini, ominicchi e quaquaraqua...                                    
Quaquaraquà

Ominicchi
UOMINI

giovedì 28 maggio 2015

Unioni Incivili

Le unioni incivili sono il grimaldello di satana contro il Matrimonio e la Famiglia.
Chi non lo capisce, può accomodarsi fuori dalla Chiesa.
Vescovi d' Irlanda compresi. 
Anche l' aborto e la droga sono realtà, ma si combattono.

sabato 23 maggio 2015

Il Tramonto d' Irlanda.

Spaccati, o Terra d' Irlanda, apri le Tombe dei Tuoi Soldati che combatterono contro i Protestanti, in Casa oppure nella Confederazione degli Stati Americani, o come Volontari per il Messico Cattolico nel Battaglione San Patrizio.
Sorgete, Morti d' Irlanda, intorno alla Bandiera Fedele al Papa, Verde Irlanda e Bianco/Oro di San Pietro ! Come per il Comandante Collins e per il Comandante Sands, che furono traditi, è arrivato il momento del nuovo Tradimento. Tu, Terra d' Irlanda, che amo come la Romania, rivoltati contro satana ed i suoi inviati !
Apri le Tombe dei Tuoi Soldati !

giovedì 11 settembre 2014

17 marzo 2015, San Patrizio verrà profanata.

L' ALLODOLA E' FERITA.

L' Allodola è ferita.
Ferita anche dopo morta.
Non pensava che giù in Terra fossero impazziti
anche i Suoi Fratelli..
che pure amava 
e che il tricolore Verde come l' Irlanda 
ed il bianco oro del Papa 
sarà a marzo infangato 
in San Patrizio, a Nuova Amsterdam.
"Fratelli irlandesi, che vi succede ?",
grida piangendo Bobby dalla propria cella.
"Maze mi fu dunque vana ? 
66 giorni di tragedia buttati lontani,
se oggi la Chiesa d'Irlanda,
a Nuova Amsterdam,
farà marciare i blasfemi,
il 17 marzo, in sfregio a Cristo 
ed a San Patrizio ?"
Piange l' Allodola,
piange sudore e sangue.
"Noi Soli ! " urla da Maze,
"la Nostra Vita per Cristo e l' Irlanda"
"SINN FEIN" risponde il coro
dei Martiri mai dimenticati.
"Non pensavamo finisse così,
lì, giù, a Nuova Amsterdam !"

venerdì 25 aprile 2014

Quando le Guerre sono VERAMENTE Civili...

Uno degli aspetti che gli Irlandesi tengono a far sapere sulla propria Storia è che una delle prime cose che vollero approntare,durante la Rivoluzione, furono le Uniformi.
Mogli, Fidanzate, Sorelle, Madri passarono ore ed ore, anche notturne, a cucire le Uniformi per l' Esercito Rivoluzionario Irlandese.
Vere Uniformi, con Mostrine e Gradi: non fazzoletti o fascette ROSSE da mettere e togliere per poter sparare alle spalle di VERI Soldati in Uniformi Vere. E poi scappare in montagna...

martedì 29 giugno 2010

Quattro pere, Perfida Albione....

Questa canzone, la traduzione italiana di "The Foggy Dew" (la musica servì poi per "Piccolo Attila", la dedico agli inglesi, che avevano salutato la nostra uscita dal mondialito con il titolo "From Champs to chumps" (Da campioni ad idioti, testoni..):

Una mattina di Pasqua attraversavo una valle a cavallo verso una bella città,
Mi passarono davanti marciando file di uomini armati.
La cornamusa non suonò il tamburello non rullò.
Si sentì solo la campana dell'Angelus suonare e di lontano lo scorrere
Del fiume nella nebbia di quel mattino.... Mostra tutto... Mostra tutto

Innalzarono fieramente la bandiera della battaglia sopra Dublino.
Sarebbe stato meglio morire sotto il cielo irlandese piuttosto che combattere con inglesi a Sulva o a Sud el Bar.
Dalle pianure di Royal Meath arrivarono correndo altri uomini forti
Mentre con i cannoni arrivarono gli inglesi invasori
Sulle loro navi nella nebbia di quel mattino.

Se l'Inghilterra avesse lasciato fare alle nostre Oche Selvatiche quelle piccole nazioni avrebbero potuto essere libere
Ma le loro tombe stanno ora presso le onde del Sulva o sulle rive del gran Mare del Nord
Oh, fossero morti accanto a Pearse o combattuto con Cathal Brugha!
Ma serberemo i loro nomi dove dormono i Feniani
Nel manto della nebbia di quel mattino.

[Oh la notte buia cala e lo scoppio dei fucili che fanno vacillare la "Perfida Albione"
Nel mezzo della via coperta di piombo, sette lingue di fuoco scintillavano sopra le linee di acciaio
Per ogni lama lucente, una preghiera era recitata, dicendo che per l'Irlanda i suoi figli saranno giusti
Ma quando la mattina irrompeva, la bandiera di guerra ancora sventolava nella nebbia di quel mattino.]

I più coraggiosi caddero e nel silenzio le campane suonarono tristemente il Requiem
Per coloro che morirono in quella Pasqua di primavera.
Il mondo guardò con grande stupore quei pochi uomini coraggiosi
Che sostennero la lotta perché la luce della libertà risplendesse nella nebbia di quel mattino.

[Tornai in quella valle cavalcando e il mio cuore pianse di dolore,
Perché avevo lasciato uomini valorosi che non avrei mai più visto.
Ma quando il mio pensiero torna a voi m'inginocchio e prego,
Perché la schiavitù è fuggita quando voi, o morti gloriosi, siete caduti nella nebbia di quel mattino.]

sabato 14 giugno 2008

La Verde Irlanda ed il Rosso Napolitano.

Una grande vittoria, quella che avevo sperato ed annunciato: grazie, Verde Irlanda, Tu che seppellisci i tuoi Gaelici Morti sotto Cristiane Croci Celtiche, in Italia attaccate indegnamente. Tu che hai sostituito la Fede dei Druidi con la Vera Fede di Nostro Signore e che per non rinnegare od abiurare la Vera Fede hai patito e sofferto infiniti olocausti, Tu, Piccola Nazione hai fermato un' Europa voluta dai poteri forti e dalle banche. Un' Europa che non ha voluto inserire nel proprio DNA le Radici Cristiane, pronta a spalancarsi al Mercato ed all' Islàm, un' Europa decisa a tavolino così come si decise prima a Teheran e poi ad Yalta la vendita di mezzo continente a Stalin ed all' Orco Sovietico, causando lutti e povertà senza fine, con l' Occidente complice; quell' Occidente pronto a mandare i propri figli a morire per Danzica, ma non per Budapest, Praga, Berlino e Bucarest. Un' Europa che vorrebbe nascere senza la Consultazione del Popolo, un' Europa che, priva d' Identità sarebbe solo satellite e non amica degli Stati Uniti d' America. Un' Europa pronta a cedere su tutti i fronti con i nuovi Gengis Khan e Tamerlano asiatici che già si armano per le future sfide, un' Europa dominata da una falsa Moneta Unica, facile preda fin dal 1992 dei vari George Soros e similari. Soros protagonista non solo dell' attacco alla Sterlina del settembre del 1992, ma anche dei fatti che portarono al crollo di quasi il 30 % della Nostra Lira. Fatti che nessun gionalista ha ricordato in questi giorni nei quali il finanziere voleva comprare la squadra di calcio della Roma. Finanziere del quale non sono ben note le origini dei propri beni, come sostenne nel 2004 il Portavoce del Parlamento USA Dennis Hastert. Soros nemico dichiarato di George Bush ed amico dei Rothschild e di Romano Prodi. Tutti bravi sostenitori del Trattato di Lisbona, fautori di un capitalismo fondato solo su pezzi di carta e mercati finanziari, e non sulle solide mura di una fabbrica; capitalismo che premia speculatori ma non chi rischia il proprio denaro nell' Impresa Vera o nella Terra. Capitalismo che da sempre, fin dai tempi di Roosevelt ha fatto affari con il comunismo.

Ed infatti, memore dei buoni rapporti del Partito Comunista Italiano con Casa Agnelli, ecco venire a condanna dell' Irlanda nientedimeno che Giorgio Napolitano, che, immediatamente dopo l' esito del Referendum libero e popolare, ha dichiarato che è giunta l'ora di lasciare fuori l' Irlanda e chiunque si opponga alla costruzione di questa Europa.

Quanto dovremo attendere che gli altri Cittadini Europei capiscano che questa Europa dell' Euro può portare solo alla proletarizzazione del ceto medio, accontentando così Carlo Marx che lo preannunciò e l'auspicò ?

L' Irlanda è sveglia: SVEGLIATI, EUROPA !

mercoledì 11 giugno 2008

Éireann go Brách - Per sempre Irlanda !

Mai come in questo momento il mio cuore, da sempre legato al Popolo Irlandese, batte nella speranza che domani vincano i "NO" alla ratifica del Trattato di Lisbona attraverso il Referendum Popolare, come da Costituzione. Ultimo baluardo contro questa che NON è l' Europa dei Popoli, ma l' ultimo regalo di Prodi, voluto fortemente da Prodi e dai poteri forti mondialisti che vedono nello smembramento delle Identità Nazionali un veicolo per massificare gli individui riducendoli a schiavi del mercato e dell' iperliberismo.

Speriamo dunque che i risultati domani confermino i sondaggi che danno i "no" fortemente in testa.

Pubblico volentieri un' articolo di Paolo Deotto, che da diversi anni si occupa di studi storici. E' tra i fondatori della prima rivista storica on line, "Storia in Network", e attualmente collabora col sito di Storia Libera. Pubblica anche sul sito dell' Istituto Storico per l'Insorgenza e l'Identità Nazionale e sulle riviste Nova Historica e Radici Cristiane:

Brevi riflessioni sul Trattato di Lisbona e sull'Unione europea

Non c'è davvero da stupirsi se la Lega chiede che la ratifica del trattato di Lisbona sia sottoposta al giudizio di un referendum. Infatti il grande successo elettorale di Bossi e dei suoi è dovuto principalmente al fatto che la Lega ha mostrato di essere il Partito più vicino all'elettorato, più attento alle necessità quotidiane del popolo. E per converso tutta la politica europeista, e l'attività, e la stessa esistenza dell'Unione Europea, nascono da operazioni di vertice, che in nessun modo hanno interessato la comunità dei cittadini, che avvertono il fatto di "essere europei" principalmente dal vertiginoso aumento del costo della vita, dall'essersi visti imporre una moneta che, sostituendo a un cambio cervellotico la vecchia lira, ha riportato le famiglie a problematiche di sopravvivenza da primi anni cinquanta.

Ora si preannuncia e si prepara l'ennesima operazione di vertice: il Consiglio dei Ministri ratifica l'adesione dell'Italia al Trattato di Lisbona e sottopone la decisione al giudizio del Parlamento. Ma provate a chiedere al cittadino comune, all'uomo qualunque, che tutti i giorni deve fare i conti con una vita sempre più cara, con una criminalità sempre più proterva, con una più che legittima ansia per il futuro, chiedete a questo cittadino cosa ne pensa dell'Europa. Potrebbe rispondervi male, ma probabilmente non vi risponderà affatto, proprio perché questa "Europa" è qualcosa di lontano dalla base, è nata come alleanza monetaria e bancaria, e ha preso la strada di altri organismi sopranazionali, ONU in testa, che ormai vivono di vita propria, di burocrazia elefantiaca e super pagata, e di grondante retorica circa la funzione di mantenimento della pace, piuttosto che di superamento di antichi steccati. Insomma, tutta la solita mercanzia smentita peraltro dai fatti di ogni giorno. Proprio mentre scrivo queste note è in corso a Roma il vertice della FAO, organismo che non ha risolto un solo problema per i popoli alla fame, ma ha risolto brillantemente il problema delle retribuzioni del suo personale. E allo stesso vertice interviene il presidente dell'Iran (esentatemi dal tentare di scrivere il suo impronunciabile cognome), che si sta serenamente dotando di armi atomiche e che parla con la massima naturalezza di distruggere Israele. Il tutto col mondo "libero" che sta a guardare con criminale viltà questo neonazista, senza ricordare che i mostri di tal fatta si eliminano in un modo solo. Eliminandoli.

Scusate la premessa, non credo di essere andato fuori tema. Ma il nuovo inganno che adesso ci viene propinato, il Trattato di Lisbona, si inserisce a mio avviso in tutta questa sporca storia di proliferazione di organismi internazionali, che col tempo dimostrano di servire sempre di più solo a sé stessi, ma che campano (brillantemente) coi soldi nostri.

E, nel caso dell'Europa, c'è un'aggravante in più. Se andiamo al di là dell'alluvionale retorica sul "grande valore" dell'unità europea, possiamo subito porci una domandina facile facile: cosa può rendere sensata e poi duratura un'unione tra popoli e nazioni? Di certo devono esistere delle comuni radici, una comune volontà di vivere valori condivisi, un reciproco riconoscimento delle singole peculiarità, ovvero quel rispetto e quel dialogo che possono essere validi solo se i partecipanti sanno affermare ciascuno la propria identità e proprio sulla base di questa rispettare e condividere le altrui identità. L'Unione Europea nasce principalmente come unione monetaria, e l'Italia vi precipita dentro, a suo tempo frettolosamente spinta da un certo signore che desiderava passare alla Storia, ma che è afflitto da una cronica tendenza a far danni dovunque sia. Il suo nome è Romano Prodi, e, come suol dirsi, basta la parola... il grand'uomo accetta un cambio lira - euro assolutamente iugulatorio, ma che non può colpirlo più di tanto. Lui il suo benessere personale ha dimostrato di saperlo difendere. Ma passi anche la fregatura dell'euro. Ciò che più preoccupa in questa Europa è la totale assenza di valori, di fede, di veri motivi qualificanti per un'unità tra i popoli. Giovanni Paolo II ricorda che le radici dell'Europa sono cristiane, e chiede che questa memoria sia inserita nella "costituzione" dell'Unione. Non è un discorso che riguarda solo i cristiani, ma coinvolge anche tutti coloro che conoscano un minimo la storia del mondo occidentale. Radici cristiane? Orrore! L'Europa vuole essere progressista, moderna, lanciata verso l'affermazione della libertà più totale e beata. Sicché si palesa da subito bigotta, dittatoriale e soprattutto ferocemente anticristiana.

Nel nome della libertà (e nello scempio del corretto uso delle parole) ci si deve dichiarare "aperti" ad ogni sorta di imbecillità, e se è clamorosa, tanto meglio, perché si dimostrerà di essere sempre più liberi e difensori della libertà.

Da secoli il banale, ovvio buon senso ci dice che la famiglia è formata da un uomo e una donna, dal cui fecondo amore si genera la prole. Da secoli lo stesso banale e ovvio buon senso trova nella Chiesa la custode di un ordine morale che ha ricostruito e preservato la civiltà occidentale, e quest'ordine morale è sempre stato accettato anche dai cosiddetti "laici". L'omosessualità, fenomeno assolutamente minoritario, è da sempre considerata una perversione (peraltro in molti casi curabile, perché di natura psichica), e nemmeno l'ultimo dei cretini avrebbe parlato di "famiglia" nel caso di convivenza tra omosessuali. Ma l'Europa è o non è la culla del progresso e della libertà? Quindi, può far tranquillamente orecchie da mercante alla richiesta del Papa e dimenticare le sue stesse radici, e può, anzi "deve" dar spazio a ogni devianza, che cessa di essere tale, dal momento che non esiste più un nucleo fondamentale di valori di riferimento.

Qualsiasi discorso sull'Europa può essere fatto solo tenendo a mente la vicenda di Rocco Buttiglione, professore di filosofia di fama internazionale, ministro, deputato dell'UDC. Buttiglione, designato commissario europeo dal governo Berlusconi (siamo nel 2004), viene "bocciato" dal Parlamento europeo perché ha osato dire che non solo lui è cattolico, ma anche che non ha nessun intenzione di derogare sui principi morali che regolano la famiglia e la sessualità. Col giacobinismo scatenato che sanno avere solo i difensori di una "libertà" che non ha più una definizione, Buttiglione viene messo alla porta. L'Europa è così determinata nel difendere la libertà, da essere dispostissima a togliere la libertà di esprimere la propria fede religiosa e i propri principi morali.

Questa è follia. Del resto, il prosieguo non è stato da meno. Ormai le nuove "idee" circolanti nella libera Europa hanno portato a situazioni che farebbero ridere, tanto è l'idiozia di fondo, se non fosse seriamente minacciata (e questa volta sul serio) la libertà. Così leggiamo serie disquisizioni sulla liceità o meno di esibire il crocifisso, perché potrebbero offendersi i credenti di altre religioni. Così leggiamo che non si devono più usare le parole "padre" e "madre", bensì il neutro "genitori", perché rimarcare la distinzione tra i sessi può offendere coloro che vivono i "nuovi modelli" di famiglia. Così abbiamo paesi che riconoscono come "matrimonio" la convivenza tra due omosessuali, sicché gli stessi potranno anche adottare bambini.

Tutto questo marciume mi appare ben più preoccupante del pur dannoso euro, e del fatto che l'Europa è fondamentalmente l'Europa dei banchieri sulla pelle dei cittadini. Da una crisi economica ci si può sollevare, da una totale confusione morale sarà ben più difficile. Riporto una frase da un articolo che Marcello Veneziani pubblicò su "Libero", proprio circa la citata vicenda di Buttiglione: "Non andrà lontano un'Europa così meschina, che ha paura della sua ombra e che somiglia piuttosto ad un club di mercanti, nichilisti e giacobini, più contorno di tecnocrati e omosessuali militanti. Mi fa un po' schifo sentirmi europeo, ogni giorno di più. Quest'Europa che ha avuto paura di citare nella sua carta d'identità le sue accertate origini cristiane, fregandosene pure dell'appello del Papa. Quest'Europa che per aver espresso un'opinione diversa sui gay e sulla famiglia, boccia un rispettabile filosofo, colpevole di essere cattolico e di aver annunciato che non avrebbe mai derogato ai suoi principi morali. Dovremmo cercarli con la lanterna politici che usano riferirsi ai principi, e invece li cacciamo e li trombiamo... Quando uno Stato o una Civiltà non ha il coraggio della propria identità e provenienza o deve ricorrere a odiose discriminazioni perché ha paura di non essere al passo delle lobbicine che somministrano il politically correct, allora il suo destino è una indecorosa decadenza. Lo insegnava un sociologo ed economista tutt'altro che bigotto, Vilfredo Pareto." Sottoscrivo in pieno.

Ora questa Europa, che ha già vacillato sotto i colpi di precedenti referendum che hanno bocciato la sua originaria "costituzione", vuole riprendere quota con il Trattato di Lisbona, che subito cerca di mettere una pezza, peraltro peggiore dello strappo, parlando di "eredità culturali, religiose e umanistiche" dell'Europa. Sia ben chiaro che bisogna restare nel generico. Non parliamo di radici cristiane, restiamo a queste indefinite "eredità", che proprio perché indefinite possono essere adattate, come la plastilina, a ogni profilo. E poi lo stesso Trattato, con la "buona" ragione di rendere più efficienti le strutture dell'Unione (efficienti per cosa, non si sa, visto che finora non si è capito a cosa siano servite...) inizia a introdurre le decisioni "a maggioranza" laddove prima era richiesta l'unanimità. Introduce la figura di un Presidente del consiglio e apre uno spazio assolutamente non ben definito ai poteri comunitari in materia di politica estera. Quanto e come tutto ciò possa tradursi in una riduzione della sovranità nazionale, è tutto da chiarire. E, come dovrebbero ricordare soprattutto i sinistri adoratori della Costituzione Una e Intoccabile, la sovranità, in Italia, appartiene solo al popolo. Non sarebbe quindi ammissibile toglierne qualche fettina, in modo surrettizio.

Di sicuro il tema è estremamente delicato e un referendum potrebbe essere lo strumento ideale per decidere, anche perché le recenti elezioni hanno dimostrato che il popolo italiano è molto più lucido e consapevole dei suoi politici. Né si giustifica la fretta di "concludere" la ratifica entro l'anno, se non con la preoccupazione di stabilizzarsi che hanno quanti beneficiano delle molte greppie che ha creato l'Europa. Di sicuro il popolo, unico titolare della sovranità, ha diritto di avere il tempo di documentarsi e riflettere su argomenti di questa portata. E ciò anche in considerazione di un'altra spada di Damocle che ci grava sulla testa: l'ammissione della Turchia nell'Unione Europea. Nel marasma morale e identitario dell'Europa, manca solo, come la ciliegia sulla torta, l'ingresso di un Paese che si va nuovamente e pesantemente islamizzando. Potrebbe essere l'ottimo ponte per incrementare ulteriormente la penetrazione dell'Islam in un'Europa che starebbe a vedere, fiera di mostrare, con la sua totale mancanza di identità e di dignità, quanto è "libera" e "aperta". L'Islam, che non ha mai abbandonato la perniciosa idea del "califfato" mondiale, non aspetta altro. Non ci dirà neanche "grazie", perché come infedeli (e un tantino cretini) non lo meriteremo.

In conclusione, se è vero che i parlamentari sono i rappresentanti legittimi del popolo sovrano, è altrettanto vero che su argomenti di particolare gravità è giusto e corretto che il rappresentante chieda una verifica al rappresentato. Il referendum appare lo strumento più idoneo per esprimere un giudizio sulla ratifica del Trattato di Lisbona, che si tradurrebbe in una ratifica "definitiva" dell'Unione Europea, di questo modello di Unione. Ricordandosi comunque che lo stesso Trattato di Lisbona prevede esplicitamente una possibilità: il recesso di uno Stato membro. E chi ha detto che si debba a tutti i costi continuare a far parte di questa Unione di squinternati?