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venerdì 5 novembre 2010

Un premier bravo padre e bravo marito:evviva Zapatero !

1)Ha introdotto il divorzio breve.
2)Ha fatto approvare una legge liberalizzante sulla fecondazione assistita.
3)Ha introdotto il matrimonio per gli omosessuali, con possibilità di adottare figli.
4)Allargata alle coppie di fatto di ogni sesso l' adottabilità di bambini.
5)Sotto di lui sono state alleggerite le pratiche di modifica delle generalità per i transgender.
6)Legalizzata la sperimentazione medica della cannabis.
7)Ha ridotte molte restrizioni sulla clonazione terapeutica e sull'uso di cellule staminali di origine embrionale.
8)Ha eliminato l'obbligo dell' insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole.
9)Ha incentivato l' uso dei preservativi,riduncedone l' IVA.
10)Ha fatto approvare una riforma sull'aborto che consiste nella libertà di poter interrompere la gravidanza senza alcun parere medico entro la quattordicesima settimana di gravidanza. Inoltre permette alle ragazze di sedici anni di poter abortire senza il consenso dei genitori.
11)Si batte,da darwinista integrista,per l'equiparazione dei diritti civili uomo/scimmia.
12)Ha fatto togliere le statue del Cattolicissimo Francisco Franco, difensore strenuo della Famiglia e della Cristianità Spagnola, colpevole forse di aver dato sepoltura comune ai Morti della Guerra Civile nella Valle de Los Caìdos, e forse farà togliere dai libri di storia i nomi dei Santi e Martiri Cattolici trucidati dai comunisti.

Allora, io mi tengo un peccatore, che ha sbagliato, sbaglia e sbaglierà; che ha peccato, pecca e (forse) peccherà. Ma che non ha fatto tutto quello di cui sopra.


venerdì 9 luglio 2010

La vendetta degli Afrikaner e delle colonie.

Correva l' 11 Giugno ed io manifestavo il mio dissenso per questo piccolo mundialito aperto in nome del volemosebbene pacifintista e dei peana verso il comandante dell' Umkhonto we Sizwe , braccio armato comunista dell' ANC, African National Congress, tale Nelson Mandela , il Pertini negro.

Mundialito che alla fine mi ha riservato una serie di piacevoli accadimenti, e cioè:

1)Completa figuraccia di una nazionale voluta da Lippi, infarcita di vecchietti che potranno andar bene per certe pubblicità di stilisti sensibili a morbose visioni maschili in mutande, composta in maggior parte dalla settima classificata del campionato.

2)Figuraccia già ricordata di Blatter e c.

3)Arbitraggi mediocri.

4)Eliminazione di un noto cocainomane comunista.

5)Sparizione progressiva di vari campioncini ipermontati.

Oltre a questo, le 2 maggiori soddisfazioni vengono dalla consacrazione, in tutti i sensi, di un ottimo calciatore, Wesley Sneijder, in coincidenza con la sua conversione al Cattolicesimo, grazie alla sua futura moglie, Yolanthe Cabau ed a Capitan Zanetti: "Prego ogni giorno, e seguo con Yolanthe ogni domenica le funzioni. La fede è un qualcosa che mi dà forza. Alle volte le mie convinzioni mi mantengono saldo e determinato, a volte prego per avere più forza. Ogni giorno, poi, recito il Padre Nostro con Yolanthe. Cerco sempre un angolo prima delle partite per pregare". Non posso che rallegrarmi di questa cosa per quello che forse sarà il prossimo Pallone d' Oro 2010, che convolerà a nozze pochi giorni dopo la fine del campionato. Verrebbe da dire "Dio lo vuole", ma poi i soliti mentecatti avrebbero da ridire.... I quali spesso non apprezzano (o capiscono) la mia autoironia....

L' altra soddisfazione è che, alla faccia del sior Mandela, è approdata in finale l' Olanda patria d' origine dei veri abitanti sudafricani, gli Afrikaner. Che l' altra finalista è la Spagna del sempre meno amato Zappatore, con alle spalle un bel passato Imperiale e Coloniale come gli Orange (e come loro con una Monarchia come garante dello Stato) e che un' altra semifinalista sia stata la Germania i cui lontani passati coloni fondarono l' Africa del Sud-Ovest, alla quale gli Afrikaner spesso guardarono con simpatia durante i due conflitti mondiali, giungendo anche ad azioni militari congiunte. Domenica, chiunque delle due Monarchie vinca, sarà un trionfo per il Vecchio Continente, per l' Occidente e per quel Colonialismo che avrebbe voluto portare la Civiltà tra le Barbarie prima che i Nuovi Barbari s'infiltrassero nella Civiltà...

domenica 8 marzo 2009

La Romania ed i Rrom.

Ricevo e volentieri pubblico:

Ho passato per anni le vacanze al mare in Romagna (Cervia) in un albergo dove tutto il personale (tranne la cuoca) era romeno. Gente stupenda e molto premurosa. Mi è successo spesso di parlare col capocameriere, barman e uomo di fiducia dell’hotel. Eravamo diventati amici. Mi ha spesso parlato di casa sua e del problema dei rom che anche presso la sua cittadina erano una incongruenza mal digerita dalla popolazione (furti e altro). Sembrava parlasse dell’Italia. Mi ha detto un giorno: “Voi italiani siete stupidi. Per i crimini per cui voi arrestate i romeni, questi in Romania sconterebbero tutta la pena (molto più grossa che da voi) e da subito. Senza nessun arresto domiciliare o sanatoria. I rom poi, che da noi sono al 90% NON romeni, vengono allontanati in fretta. Mio fratello che è un ufficiale della Polizia locale, si mette d’accordo con i contadini, e mentre lui risponde ad una falsa chiamata, i contadini col trattore livellano il campo rom. E per mesi non se ne vedono più”. La popolazione, non particolarmente più ricca (spesso molto più povera) dei rom, appoggia al 100% questa soluzione artigianale del problema dei migranti (che non migrano). Mi sembra che concordi con chi afferma che in Romania i rom vengono trattati peggio che in tutto il resto d’Europa. Finché transitano, come se fosse un ostello della gioventù, nessuno dice niente. Dopo i 3 giorni sembra che, per i romeni, i rom siano come il pesce! Però l’Italia è l’unica nazione sempre accusata, mentre in altri paesi la gente fa molto peggio e nessuno che nessuno dice nulla. Come sempre i buonisti siamo sempre noi, soprattutto chi non corre rischio alcuno! Zapatero, a chi cercava di varcare i confini in Africa, ha fatto sparare contro dai soldati! Con l’appoggio del 100% della popolazione. Idem la Grecia sulle barche degli albanesi che cercavano di sbarcare in Grecia. Nessuna protesta. Loro, o sono la sinistra o non hanno una sinistra ideologica come la nostra, e fanno quello che devono fare.

Marco Scudeletti

domenica 15 febbraio 2009

Chavez chiama, Zapatero risponde.

Oggi il Venezuela con un referendum deciderà se passare da repubblica comunista a dittatura comunista. Così a quasi vent'anni dalla caduta del Muro di Berlino, un rigurgito di quella ideologia che provocò 100.000.000 di morti ritorna a minacciare il mondo. Ma il Venezuela, in compagnia del Brasile e di altri paesi sudamericani, godono pure di un avamposto in Europa:la Spagna di Zapatero.

Come non restare esterrefatti infatti dalle dichiarazioni di ieri nella Spagna laica e socialista della Segretaria delle Relazioni Internazionali del PSOE, Elena Valenciano, che ha giustificato l' espulsione in stile vetero-sovietico dell' Eurodeputato del PP, Luis Herrero, (nella foto) che era stato invitato a Caracas come osservatore dall' opposizione, che in questi anni ha denunciato moltissimi brogli elettorali ? Ma non solo, infatti il corrispondente segretario del PP, Jorge Moragas, ha denunciato lo scarsissimo appoggio fornito dall' Ambasciata Spagnola all' Eurodeputato,prelevato come un delinquente per ordine diretto di Hugo Chavez da venti militari ed imbarcato senza tanti complimenti su un volo per il Brasile.

Antonio Ledezma, figlio di un' italiano, Sindaco del Distretto di Caracas ed uno dei maggiori esponenti dell' opposizione, ha dichiarato che tale espulsione è lo specchio dell' attuale situazione poilitica venezuelana, dove invece "consiglieri" colombiani,cinesi, cubani, russi ed iraniani stanno crescendo a dismisura.

Il Venezuela, ora che il prezzo del petrolio è precipitato, è piombato in una crisi economica senza precedenti, con un' inflazione pari al 30 % annua. Attraverso i proventi dell' oro nero il governo neo-comunista era riuscito a galleggiare, alimentando una vena nazionalbolscevica con relativa corsa agli armamenti ed alleanze antiamericane, persino coll' Iran. Ma ora il regime barcolla: speriamo che il referendum sia non solo regolare, ma che lo dia perdente, per evitare maggiori guai a questo paese pieno di nostri connazionali.

Resta infine da augurarsi che il popolo spagnolo, in vista del settantesimo anniversario della Vittoria delle Forze NazionalCristiane del Generale Francisco Franco, possa rinsavire in fretta prima che Zapatero faccia ulteriori danni oltre a quelli enormi già fatti.

giovedì 27 novembre 2008

La Spagna chiama, il Terrore risponde dall' India.

Così, infine, a pochi giorni dalla sentenza di un giudice di Valladolid che ha ordinato di togliere i Crocefissi dalle pareti di una scuola pubblica, adempiendo così alla promessa fatta da Zapatero in Luglio al Congresso del Partito Ateista Spagnolo, alias Socialista, il Terrorismo Islamico è tornato a colpire con criminale e sanguinaria ferocia, forte del fatto che l' antico baluardo di lotta Cristiana, Patria di Matamoros e del Cid Campeador è in realtà oggi all' avanguardia del laicismo più becero e della cattofobia più estrema. L' Italia, per quanto ne sappiamo, paga con un altro morto, Antonio De Lorenzo, ennesimo tributo di sangue in questa Quarta Guerra Mondiale senza fine, che potrebbe esser portata alla conclusione in breve tempo, con una sola bomba su una capitale a scelta tra gli stati canaglia che appoggiano queste belve sanguinarie. Ma nessuno avrà il coraggio di usarla, ed allora continueremo a piangere altri morti, sempre di più, e più l' Occidente si mostrerà debole, maggiore sarà l' offensiva del Jihahd. Che, forse, userà l' atomica per primo in qualche Nostra Città. Intanto, porte aperte alla Turchia...

lunedì 7 luglio 2008

Maestà, rifarebbe quel discorso alla Spagna ?

Nella vita di ognuno di noi ci sono i momenti delle scelte; a volte rapide, instintive, immediate; per le quali poi ci si pente, e si vorrebbe tornare indietro. Mi piacerebbe chiedere, con quello che sta combinando Zapatero in Spagna, un tempo fiore all' occhiello del Cattolicesimo con i suoi Morti eroici della Guerra Civile, con i molti Preti ammazzati dall' odio anarcocomunista, a Sua Maestà Re Juan Carlos di Borbone, che deve la corona a Francisco Franco, che evitò alla Spagna la tirannide sovietica, se, oggi come oggi, ripeterebbe quella pubblica apparizione in televisione del Febbraio 1981.

L' Esercito Spagnolo malsopportava che i socialcomunisti potessero riportare la Spagna in quel clima sanguinario che costò alla Spagna lutti senza fine. E non poteva dimenticare l' atroce fine che i vili terroristi dell' ETA avevano riservato nel 1973 all' Ammiraglio Luis Carrero Blanco, colui che risparmiò al popolo spagnolo l' entrata in campo nella seconda Guerra Mondiale. Già nel 1978, dopo la legalizzazione del Partito Comunista, l' Esercito pensava a riportare l' ordine nel paese. Nel 1981, in piena offensiva terroristica basca, di fronte all' impotenza dei vari governi dell' UCD, che poi spianeranno la strada ai socialisti, il 23 Febbraio, mentre Leopoldo Calvo-Sotelo Bustelo, bocciato tre giorni prima, cercava la fiducia in Parlamento, il Tenente Colonnello Antonio Tejero Molina, alla testa di duecento militari della Guardia Civil, si precipitò a bloccare i lavori al grido famoso di "¡Todo el mundo al suelo!". Quasi in contemporanea, a Valencia il Comandante della III Regione Militare, il Generale Jaime Milans del Bosch, combattente all' Alcazar e Volontario della Divisione Azzurra durante la II GM, decretò lo stato di eccezione e fece uscire i carri armati. L' Esercito confidava nel Re e nella gratitudine che il Borbone avrebbe dovuto manifestare nei confronti di coloro che protessero la Spagna dal comunismo per decenni. Invece il Sovrano, cresciuto in Italia in odor della "democrazianatadallaresistenza", forse anche mal consigliato, apparve il giorno dopo alla televisione in divisa militare di Generale, schierandosi contro i golpisti.

La rivolta fallì. Oggi abbiamo Zapatero, che ogni giorno avanza nella sua virulenta carica contro la Tradizione Spagnola ed i Simboli Cattolici. Maestà, le ripeto: oggi, se potesse tornare indietro, da che parte si schiererebbe ?

giovedì 26 giugno 2008

Dopo i matrimoni omo, pronti a sposare una scimmia ?

Nella Spagna di Zapatero la realtà supera la fantasia, ormai. Anche se in Secondonatura, pure recentemente, avevo ricordato Caligola che elevò al rango di Senatore il proprio cavallo. La Spagna, che preferisco ricordare come strenua combattente della Fede Cattolica, dei Matamoros e dell' Assedio dell' Alcazar, ieri ha approvato il progetto Gran Simios, dopo due anni di discussione. In pratica si è stabilito che le scimmie avranno pari diritti, o quasi, degli esseri umani: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=271912 .

Dunque non è difficile ipotizzare che in un futuro non lontano, di questo passo, il buon Zapatero, dopo aver legittimizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, potrà dare il via a matrimoni ancor più liberi: si comincerà, si presume, tra un essere umano ed una bertuccia dagli occhi languidi, poi, per non discriminare nessuno, tarzan scapperà con un gorillone peloso ed una neo-amazzone impalmerà una scimpanzè bisessuale. E via dicendo: via alla coppia con il proprio Fido, o col canarino Titty, per arrivare a chi vorrà plurimatrimoni con formiche e scarafaggi, nel nome del multiculturalismo.

Neanche Darwin sarebbe arrivato a pensieri del genere, elaborando quella Teoria che tale rimane, ma che nelle scuole italiane viene insegnata come certezza. Nemmeno Gian Gastone, l' ultimo della famiglia dei Medici, che forse non ebbe pari nella storia per le sue nefande orge coi Ruspanti, ragazzini poverissimi di cui si circondava, abbruttendosi in vino, cibo e vomito, avrebbe mai sognato tali abomini. Se l' Italasia è messa male, la Spagna è sull' orlo del baratro !

venerdì 20 aprile 2007

Al Andalus: falso mito della tolleranza musulmana.

Gli sgozzati a Malatya in Turchia riportano in prima pagina l'opposizione tra la laicità presunta dello Stato Turco che viene sbandierata da chi vuole Ankara in Europa e la realtà delle cose. Spesso giornalisti che la sanno lunga ci rammentano, per suffragare le tesi di tale "buona laicità" che controlla estremisti e fondamentalisti, il Mito di Al-Andalus , la Spagna dominata dai musulmani con un Islàm tollerante e benefico.

Fandonie colossali ! Ignoranza e malafede compartecipanti; a cominciare dalla "Carta di Omar", le norme proclamate dal secondo Califfo dopo Maometto che regolavano la Dhimma. Dhimma è l’espressione araba che designa una “sorta di contratto, indefinitamente rinnovato, per il quale la comunità musulmana accorda l’ospitalità-protezione ai membri delle altre religioni rivelate, a condizione che essi stessi rispettino la dominazione dell’Islam. Si chiamano dhimmīs i beneficiari della dhimma e ahl al-dhimma o semplicemente dhimma tutta la loro collettività (Etudes Arabes.Dossiers, Al-Dhimma. L’Islam et les minorités religieuses, n.80-81, 1991/1-2, Pontificio Istituto di studi arabi e d’islamistica (PISAI), Roma, p.5. ).

‘Abd al-Rahmâm b.Ganm ha riportato ciò che segue.
Quando ‘Umar b. al-Hattâb ebbe accordato la pace ai cristiani di Siria, noi gli scrivemmo in questi termini:
Nel nome di Allah, Beneficente Misericordioso!
Questa è una lettera indirizzata dai cristiani di tale città al servitore di Allah, ‘Umar b. al-Hattâb, comandante dei Credenti. Quando lei è venuto da noi, abbiamo chiesto la salvaguardia per noi, i nostri figli, i nostri beni e i nostri correligionari, e ci siamo impegnati nei vostri confronti ad osservare le seguenti condizioni:
Non costruire più, nelle nostre città e dintorni, conventi, chiese, celle, eremi di monaci.
Non riparare, né di giorno né di notte, quegli tra questi edifici che cadranno in rovina o che saranno situati nei quartieri musulmani.
Tenere le nostre porte d’ingresso aperte ai passanti e ai viaggiatori. Accordare ospitalità a tutti i musulmani che passeranno e alloggiarli per tre giorni.
Non dare asilo, né nelle nostre chiese, né nelle nostre dimore, ad alcuna spia.
Non nascondere ai musulmani nulla che potrebbe loro nuocere.
Non insegnare il Corano ai nostri bambini.
Non manifestare pubblicamente il nostro culto e non predicarlo a nessuno. Non impedire ad alcuno dei nostri parenti di abbracciare l’Islam, se questa è la sua volontà.
Rispettare i musulmani, alzarci dalle sedie quando loro vorranno sedersi.
Non cercare di assomigliare loro nell’abbigliamento, che si tratti della qalansuwa (N.d.T. sorta di berretto che si copriva con il turbante), del turbante o dei sandali, o nel modo di pettinarci.
Non usare la loro parlata e non prendere i loro nomi (kunya).
Non utilizzare la cavalcatura con la sella e non cingere la spada. Non detenere e non portare con noi alcun tipo di arma.
Non fare incidere i nostri sigilli con caratteri arabi.
Non vendere bevande fermentate.
Rasarci la parte anteriore del capo. Vestirci sempre nello stesso modo, in qualunque luogo ci troviamo, stringendoci lo zunnâr in vita (N.d.T. cintura in seta e cotone indossata dai cristiani).
Non mostrare le nostre croci ed i nostri libri (sacri) sulle strade frequentate dai musulmani, né nei loro mercati.
Suonare il simandron solo piano nelle nostre chiese. Non alzare la voce nelle chiese per la lettura, in presenza di musulmani. Non fare le processioni pubbliche per le Palme e per Pasqua, non alzare la voce accompagnando i nostri morti. Non fare luminarie nelle strade frequentate dai musulmani, né nei loro mercati.
Non seppellire i nostri morti nelle vicinanze dei musulmani.
Non prendere gli schiavi che sono toccati in sorte ai musulmani.
Non costruire case più alte di quelle dei musulmani.
Quando io portai questo documento a ‘Umar, egli vi aggiunse:
“Noi non colpiremo alcun musulmano”.
Queste sono le condizioni che noi abbiamo sottoscritto, noi e i nostri correligionari, e in cambio delle quali noi riceviamo la salvaguardia. Se dovessimo contravvenire ad uno di questi impegni presi, dei quali rispondiamo con la nostra persona, non avremo più diritto alla dhimma e saremo passibili di essere condannati alle pene riservate ai ribelli e ai sediziosi.
‘Umar b. al-Hattâb rispose (a ‘Abd al-Rahmâm b.Ganm):
“Accetta la loro richiesta, ma aggiungi a ciò che hanno sottoscritto le due seguenti condizioni che impongo loro:
Non comprare nulla che faccia parte dei bottini di guerra dei musulmani.
Colui che avrà colpito deliberatamente un musulmano sarà privato della protezione garantita da questo patto”.

(‘Abd al-Rahmâm b.Ganm, figlio di un compagno di Maometto. Era stato inviato in Siria dal califfo Omar. Sarebbe morto nell’anno 78 dell’egira.)

Come si vede, proprio il massimo dei Diritti dell' Uomo ! A questo dobbiamo poi aggiungere un elenco di persecuzioni, conosciute nel Martirologio Cristiano come Martiri di Cordova . Tra cui, ricordiamo, le Sante Flora e Marta:

FLORA e MARTA, sante, martiri di CÓRDOVA.

Flora, nata a Córdova da padre musulmano e madre cristiana, fu da questa educata, dopo la morte del marito, nella religione cattolica. Per evitare le continue noie di un suo fratello acceso musulmano e poter meglio dedicarsi alla pietà e alla penitenza, verso l'a. 845 si allontanò da casa insieme alla sorella Baldegoto. A motivo di tale fuga, su delazione del fratello, furono incarcerati alcuni chierici e fedeli, e perciò Flora tornò a casa. Deferita dal fratello al cadì (giudice) sotto l'accusa di apostasia, fu brutalmente battuta. Rilasciata, tornò a fuggire e per sei anni rimase nascosta nelle vicinanze di Martos; poi, accesa dal desiderio del martirio, tornò a Córdova, dove nella basilica di S. Acisclo si incontrò con Marta, la quale era cresciuta nel monastero di S. Maria di Cuteclara, vicino a Córdova, sotto la guida della Santa vedova Artemia. Essendo stato martirizzato un suo fratello monaco, il diacono Wallabonso, Marta era uscita dal monastero in cerca del martirio.
Trovatesi così insieme, Flora e Marta, andarono dal cadì e professarono pubblicamente la loro fede cattolica. Messe in carcere, furono visitate da S. Eulogio, pure lui nella stessa prigione, il quale, commosso per la fortezza e le sofferenze delle due vergini, tornato nella sua cella, prese a scrivere per loro quell'ardente trattato, Documentum martyriale, che è la più nobile apologia ed esortazione al martirio. Interrogate e tentate più volte dal cadì, perseverarono forti nella fede, e perciò furono decapitate il 24 novembre 851 nel corso della crudele persecuzione dell'emiro Abd al-Rahmàn II. I loro corpi, abbandonati nei campi e rispettati dagli stessi animali, furono quindi gettati nel fiume Guadalquivir; in seguito il corpo di Marta fu ritrovato e sepolto dai cristiani nella chiesa del monastero di Cuteclara. Le teste delle due martiri furono collocate nella basilica di S. Acisclo. S. Eulogio, che attribuisce alla intercessione di queste due vergini la sua liberazione, avvenuta pochi giorni dopo, diede notizia del martirio in due lettere indirizzate al suo amico Alvaro Paolo e alla sorella di Flora, Baldegoto, e ne inserì una relazione nel suo Memoriale sanctorum. Le sante Flora e Marta vengono ricordate nel Martirologio Romano il 24 novembre.

Ma soprattutto Sant' Eulogio stesso, che fu decapitato proprio il fatidico 11 Marzo recentemente tornato a bagnare di sangue la Spagna poi convertita a Zapatero :

Sant’Eulogio non è che il più importante fra la folta schiera dei “Martiri di Cordoba”. Numerosissimi cristiani, infatti, testimoniarono la loro fede in Cristo con il supremo sacrificio dell’effusione del loro sangue presso Cordoba, importante città spagnola dell’Andalusia. Strappata ai Visigoti dagli Arabi nel 771, prima di essere riconquistata nel 1236 dal celebre sovrano San Ferdinando III di Castiglia.
Le reazioni alla dominazione dei mori venivano facilmente soffocate con persecuzioni.
Fu proprio in tale contesto che si collocò il martirio di Eulogio, sacerdote, vescovo eletto di Toledo. Non potendo a qualunque costo accettare o tollerare la passività dei cristiani, egli scrisse e predicò apertamente contro il Corano. Imprigionato una prima volta, venne rilasciato dopo che egli aveva confortato e rianomato i suoi compagni di prigionia con un’efficace “Esortazione ai martiri”. Nominato vescovo di Toledo, non poté neppure essere consacrato e prendere possesso della sua sede: l’11 marzo 859 venne infatti decapitato, in esaudimento del suo grande desiderio.






Nel primo link in basso troverete la recensione tratta dalla rivista "Il Timone" del libro "A morte in nome di Allah" di Camille Eid, PIEMME 2004.


http://www.libreriatheseus.it/page209.htm

Nel secondo l' articolo di Socci sempre a riguardo del libro stesso.

http://www.libreriatheseus.it/page208.htm

sabato 21 ottobre 2006

Quando gli anticlericali parlano a sproposito.

Ho visto in giro, anche in Tocquevile, soprattutto da parte dei soliti noti lib/lab/rad , un'interessamento inedito alle cose di Chiesa, con un levar di scudi per il Cardinal Tettamanzi,spalleggiati dal "Corrierino", per quella frase: "E' meglio essere Cristiano senza dirlo che proclamarlo senza esserlo", intesa come un attacco agli atei devoti ed anche ai neo-con. Mi fa molto piacere vedere attaccati laici come Marcello Pera da parte di chi, a parole,dovrebbe far parte della CdL. Ma che così facendo si pone automaticamente nell' alveo della sinistra. Mi fa piaciere, perchè svelano il loro vero volto: Pera è uno delle colonne portanti e pensanti della Coalizione che , attraverso le piazze, si sta già preparando a tornare alla testa del Paese . E chi attacca Pera, attacca Berlusconi.

Consiglieremmo però maggior prudenza a certi anticlericali nel parlar di cose di Chiesa, senza averne la dovuta conoscenza, e soprattutto non conoscendo il reale peso di Benedetto XVI all' interno della stessa. Che a Verona ha ribadito che in Italia "è sentita con crescente chiarezza l'insufficienza di una razionalità chiusa in se stessa e di un'etica troppo individualista", e dunque si avverte "la gravità del rischio di staccarsi dalle radici cristiane", Benedetto XVI ha parlato con attenzione e rispetto dei cosiddetti «atei devoti»:"Questa sensazione, che è diffusa nel popolo italiano, viene formulata espressamente e con forza da parte di molti e importanti uomini di cultura, anche tra coloro che non condividono o almeno non praticano la nostra fede."

Inviterei questi soloni anticlericali a leggersi l' intervento di Ratzinger a Verona , compreso il passo contro "la nuova ondata di Illuminismo e Laicismo" per capire la forza Millenaria di questo Papa, non disposto a retrocedere di un passo davanti a certe aperture anti-Cattoliche di una parte sempre più minoritaria di relativisti.

E voglio aggiungere inoltre una frase del santo Padre: "Occorre anche fronteggiare, con pari determinazione e chiarezza di intenti, il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicano fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell’ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale. La testimonianza aperta e coraggiosa che la Chiesa e i cattolici italiani hanno dato e stanno dando a questo riguardo sono un servizio prezioso all’Italia, utile e stimolante anche per molte altre Nazioni. Questo impegno e questa testimonianza fanno certamente parte di quel grande "sì" che come credenti in Cristo diciamo all’uomo amato da Dio. " Più chiaro e saldo di così... Com' è che si dice: non c' è trippa per gatti.

Aggiungo la risposta di Giuliano Ferrara, altro ateo devoto, al Cardinal Tettamanzi:

"Eminenza reverendissima, Dionigi cardinale Tettamanzi, arcivescovo di Milano, da molto tempo una parte della chiesa impegna le proprie energie a polemizzare, ammonire, mettere in guardia i fedeli da un pericolo: ci sono dei laici, si dice, e perfino degli atei, che invece di convertirsi e condurre una vita cristiana nelle parrocchie, svolgendo la funzione propria del laicato cattolico secondo gli insegnamenti del Concilio Vaticano II e nel quadro della dottrina sociale della chiesa, tirano in ballo Dio e abusano del nome di Cristo Gesù per scopi poco chiari, presumibilmente politici nel senso più deteriore e partigiano del termine, contraddicendo ogni ottimismo, ogni speranza, ogni senso della differenza cristiana che è fatta di spirito di accoglienza, di fraterno dialogo tra le religioni, di amore e di pace fra tutti gli uomini di buona volontà.

Nella sua prolusione a Verona, Ella ha riassunto questo monito nell’affermazione, paurosamente tautologica e dunque vuota di senso nonostante la santa attribuzione antiochena, che è “meglio essere cristiani senza dirlo che proclamarsi cristiani senza esserlo”. Se l’alternativa fosse tra un cristianesimo muto e un cristianesimo impostore, lei avrebbe ragione nello scegliere l’umiltà privata della vita cristiana che perde la parola e rifiuta la cultura, ma il Suo encomiabile ottimismo antropologico, la Sua convinzione che la dimensione della crisi contemporanea vada superata con atti e iniziative di buona volontà nel solco di una dottrina conciliare impermeabile alla storia in cammino, e a volte anche in corsa con la perdita di senso, si darebbe la classica zappa sui piedi. Ci sarebbe poco da stare allegri.

Dirsi cristiani senza esserlo, eminenza, è la parafrasi di un saggio celebre di un filosofo napoletano del secolo scorso, il laico e liberale Benedetto Croce, che le consiglio di rileggersi. Vedrà che lì non c’è impostura, ma una base interessante per il dialogo tra fede e ragione che, senza escludere e anzi per inverare il progetto di carità che è il succo del cristianesimo, è oggetto della cura premurosa e appassionata di Roma da oltre un quarto di secolo. Un dialogo al quale si sono appellate la “Veritatis splendor”, la “Fides et ratio” di Giovanni Paolo II e l’intera opera teologica e pastorale di Joseph Ratzinger e di Benedetto XVI, che come Ella sa bene sono la stessa persona.

Anche il presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinal Ruini, ha manifestato un sereno e distaccato interesse, più volte, per le convergenze possibili, in materia di ragione laica inclusiva del ruolo pubblico della fede, in materia di criteri etici non negoziabili, con quelle tendenze “culturali” che nel mondo occidentale e particolarmente in America e in Italia (ma la Francia sta prendendo anch’essa lo slancio) si vanno affermando con modalità e a stadi di sviluppo diversi. Se il Suo discorso contro l’impostura pseudocristiana riguardasse politici maldestri, come il presidente del Senato nella scorsa legislatura, che hanno invocato l’amicizia degli ecclesiastici, e perfino del Papa, a scudo protettivo per beghe di cortile politico in quel di Lucca, si abbia tutta la nostra comprensione, ma è un de minimis che ci farebbe soltanto perdere tempo.

Se invece nelle Sue parole si riverberasse una scelta favorevole al cattolicesimo cosiddetto democratico, quello che con un linguaggio durissimo censurava ieri un ex presidente della Repubblica noto per i suoi fervori e furori e malumori di credente e di fedele e di cattolico liberale ribelle, allora si tratterebbe di una scelta politicoecclesiastica legittima in favore del partito dei cattolici adulti, ed è inutile mascherarla da protezione della genuinità della fede contro le intromissioni della politica. In ogni caso, per quanto conti, noi nel nostro piccolo non c’entriamo un bel nulla con queste fobie, imposture e mascheramenti.

Noi cosiddetti “atei devoti”, cioè credenti e non credenti che non possono non dirsi cristiani e si sono autorifilati un nomignolo falso e provocatorio, conduciamo un limpido discorso pubblico, fatto di ascolto e di parola modesta ma viva, mai di rassegnazione e di autocensura, il cui scopo non è quello di essere legittimati dai preti o legittimare il ruolo pubblico della religione come elemento di un’agenda di bassa cucina politica. Non facciamo corridoio, non chiediamo udienza, siamo aperti al dialogo o al rigetto polemico nella chiesa e delle chiese neosecolariste e postsecolariste con equivalente serenità e autonomia di spirito.

Ci sembrò interessante la “Dominus Iesus”, e la pubblicammo perché se ne discutesse. Ci sembrò importante il Mea culpa giubilare, e ne parlammo liberamente. Amammo Giovanni Paolo II, e dicemmo il nostro amore che si nutriva di mille ragioni, comprese quelle legate alla libertà politica nel mondo e alla riaffermazione non dogmatica, ma corporale e perfino atletica, dell’identità ebraico-cristiana in occidente. Ci stimolano le esperienze del laicato movimentista, quelle di alta pedagogia e modernissime di un don Giussani, ma anche quelle orientalistiche di un Sant’Egidio o i carismi febbricitanti che parlano di un’apostasia dell’Europa da combattere (neocatecumenali).

Ci appassiona l’elaborazione culturale e dottrinale di quello che consideriamo uno dei maggiori pensatori cristiani a cavallo del secolo, Joseph Ratzinger, che abbiamo salutato con un applauso amabile dopo la sua elezione al soglio petrino, di cui eravamo intimamente certi. Ma ci piace anche discutere con i suoi critici, ammiriamo la cocciutaggine conciliare della scuola di Bologna, l’erudizione in fatto di storia cristiana dei suoi maestri e allievi, spaziamo liberamente e criticamente dove ci porta la testa, se non il cuore. Inoltre, e questo Ella dovrebbe saperlo bene, vista la Sua formazione di bioeticista cattolico, abbiamo a cuore la battaglia non contro la legge sull’aborto, ma contro la banalizzazione culturale dell’aborto, la sua trasformazione in diritto liberale, e contro una concezione creatrice, nel senso tecno-scientista del termine, anziché creaturale dell’esistenza umana contemporanea. Abbiamo poi, e mal ce ne incolse per via degli interessati travisamenti politici conseguenti, difeso il diritto di un cattolico a fare il commissario europeo con le sue idee, una volta stabilito il confine tra morale e legge nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche. E abbiamo avviato con un po’ d’anticipo polemiche sapide sullo zapaterismo, sul mondo incantato e perduto di un poeta come Almodóvar, quel cervantino senza Cervantes che ha dato il suggello estetico necessario al progetto di scristianizzazione totale della famiglia e del matrimonio, fino alla derubricazione zapaterista dei nomi di moglie, marito, padre e madre, sostituiti da coniuge A e B e progenitore A o progenitore B.

Infine, non ci piace la torsione dello spirito pubblico europeo in direzione della Mecca, non perché siamo insensibili al fascino spirituale dell’islam o banalmente impauriti dallo straniero, ma perché pensiamo che integrazione e composizione degli scontri in atto tra faglie di civiltà debbano realizzarsi, per così dire, senza vincitori né vinti. E se proprio un vincitore avesse da esserci, vincitrice ha da essere quella civiltà che incorpora, secondo la lezione di Regensburg, ebraismo, grecità e cristianesimo in un concetto di persona e di diritto compatibile con una società aperta.

Con osservanza, e nella speranza che il Suo alto monito, sincero nelle intenzioni e nelle paure, sia accolto criticamente, come occasione di riflessione, dai laici e sacerdoti riuniti in Verona."



lunedì 26 giugno 2006

Zeffirelli duro su PACS e pseudo-matrimoni.

Devo ritornare ancora su argomenti più volte trattati. Spesso ho ricordato la posizione di Zeffirelli, Cattolico praticante duramente provato dalla sua condizione omosessuale, fedele alla posizione della Chiesa contraria ai PACS ed amenità del genere.

In un articolo sull' ultimo numero di "Gente",il 26, il regista fiorentino ribadisce la sua posizione, attaccando duramente certe espressioni parodistiche della Famiglia.

"La famiglia è una cosa importante. E soprattutto non possiamo inventarci famiglie basate su "vizietti" privati. " "Non si può pretendere che un vizio privato diventi una regola per la società." E prosegue: "Ma, se il matrimonio tra gay è assurdo, l'adozione lo è molto di più:una cosa orrenda.".

Ancora una volta Zeffirelli dimostra buon senso, a differenza di molti paladini eterosessuali della lobby gaia.

venerdì 10 marzo 2006

VECCHI FUSTI...NUOVI FUSTI.

VECCHI FUSTI:

Luisa Ferida (al secolo Luigia Manfrini Farné) ed Osvaldo Valenti, attori ed eterni fidanzati sul set e sulla vita, esclusivamente eterosessuali, Fascisti convinti. Ammazzati dai partigiani a Milano il 30 Aprile 1945 dopo un sommario processo. Unica colpa, aver donato al Cinema Fascista la loro immagine di bellezza e bravura, come ammetterà Palo Pillittieri qualche anno più tardi.

NUOVI FUSTI:


Vladimir Luxuria (al secolo Vladimiro Guadagno), qui ritratto con Bertinotti e Caruso.
Cabarettista e transgender (?!), candidato per Rifondazione comunista alle prossime elezioni.

martedì 10 gennaio 2006

Fabrizio Quattrocchi, Eroe per sempre.


Non posso fare a meno di postare il bellissimo commento dell'amico Jet-Set dal Blog comune "Il Castello":


  • A Bin Laden, ad Al-Zarquawi, alla cricca estremista che insozza il nome di Allah con i propri laidi proclami: vi faccio vedere come muore un italiano.
  • Ai terroristi di tutto il mondo, di qualunque parte politica, fogna umana da sterminare come un branco di ratti: vi faccio vedere come muore un italiano.
  • A Prodi, Fassino, Bertinotti, Cossutta, Pecoraro ed agli altri "leaders" di sinistra: vi faccio vedere come muore un italiano.
  • Ai noglobal in piazza a bivaccare nullafacendo, pronti a distruggere città ed a prendersela con le forze dell'ordine: vi faccio vedere come muore un italiano.
  • Agli animali che lo hanno definito a suo tempo "mercenario": vi faccio vedere come muore un italiano.
  • A tutti i bastardi che hanno gridato Dieci Cento Mille Nassirya: vi faccio vedere come muore un italiano.
  • A tutti i falsi italiani che attaccano alle loro finestre quella vergognosa bandiera della pace: vi faccio vedere come muore un italiano.
  • Ai moralisti accademici che parlano di ritiro quando c'é una guerra da combattere: vi faccio vedere come muore un italiano.
  • Ai magistrati che s'inerpicano sul crinale della differenza tra terroristi e combattenti: vi faccio vedere come muore un italiano.
  • A tutti i paraculi che vanno dove il vento politico tira: vi faccio vedere come muore un italiano.
  • Alla Sgrena ed alle due Simone: vi faccio vedere come muore un italiano.
  • Ai giornalisti lecchini della falce e martello, dimentichi che in un paese rosso invece di scrivere zapperebbero la terra: vi faccio vedere come muore un italiano.
  • A tutti coloro che alle prossime elezioni condanneranno altri popoli al giogo votando a sinistra: vi faccio vedere come muore un italiano.
  • A Jovannotti, Ligabue e Pelù che si sono guardati bene dal dedicare alle vittime del terrorismo una canzone analoga a quello schifo di "Il mio nome è mai più": vi faccio vedere come muore un italiano.
  • A Celentano, che nei suoi "spettacoli" biascica parole senza sapere cosa sta dicendo: vi faccio vedere come muore un italiano.
  • Ai cantanti, agli attori, agli pseudointellettuali pieni di soldi e con la pancia piena che disquisiscono della povertà nel mondo: vi faccio vedere come muore un italiano.
  • Ai francesi ed ai tedeschi, pacifisti a parole che invece vendono tecnologia nucleare ed armi depredando come cavallette i paesi in cui sono insediati: vi faccio vedere come muore un italiano.
  • A Zapatero ed a tutti i conigli che sono scappati quando c'era bisogno di loro: vi faccio vedere come muore un italiano.
  • A chi si rifugia nella calda coperta del "non so" e del "non voglio guardare": vi faccio vedere come muore un italiano.
E' anche a causa di questi personaggi che è morto un italiano ma è nei nostri cuori egli risorge con forza e con dignità.

Ciao Fabrizio, fratello mio: tu sei l'eroe che alberga nel mio cuore.
Di Jet- Set.

giovedì 5 gennaio 2006

Discorso di Mantovano

A conclusione delle Festività Natalizie, per una riflessione sull'Identità Cristiana,Italiana ed Europea, propongo questo scritto:

Intervento di Alfredo Mantovano al convegno:

«Il dovere dell’identità»

organizzato dalla Fondazione Magna Carta.

Roma 17 dicembre 2005

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Quando si parla di identità, vengono in considerazione un profilo individuale e un profilo comunitario, tra loro strettamente collegati. L’analogia fra il corpo umano e il corpo sociale non è nuova: la società può essere facilmente descritta come un uomo in grande.

Sul piano individuale, ciascun uomo è chiamato a perfezionare sé stesso operando nella realtà sulla base di un determinato codice di comportamento. Questo codice è uguale per tutti, ma ciascun uomo vive il suo percorso in modo personale e unico: e in ciò manifesta la sua particolare identità. La mia identità, come quella di ciascuno di voi, deriva da fattori biologici, storici, culturali e mi configura singolarmente come un essere unico e irripetibile.

Lo stesso vale per le comunità. Ogni società deve avere come orizzonte il bene comune, ma ognuna lo persegue secondo dinamiche proprie ed inimitabili.

Qual è l’identità italiana? L'Italia esiste da quasi un millennio come unità culturale e linguistica, sulla base di una eredità romana maturata in un complesso mosaico di lingue e di stirpi. Questa straordinaria varietà, così densa di particolarismi, ha sempre avuto, e ha tuttora, un collante, che va riconosciuto nella sua oggettività (a prescindere dalla confessione religiosa di chi opera il riconoscimento): e il collante è costituito dal fatto che in Italia c’è Roma e a Roma c’è il Vicario di Cristo.

In Italia l’eredità greca e l’eredità romana, grazie all'opera di San Benedetto, dei suoi monaci e di chi ha proseguito il loro lavoro, si sono fuse e hanno dato luogo all'autentico spirito europeo. Tutta la storia e tutta la cultura italiana sono impregnate di cristianesimo e sono intimamente intrecciate col cammino della Chiesa; per lo meno da quando un signore che si chiamava Pietro, intrapresa la via Appia per fuggire da Roma, fu fermato e si sentì dire: ma dove stai andando? Il tuo posto è lì, torna indietro!

Quest’intreccio si legge nelle opere d’arte che riempiono ogni angolo della nostra terra, lo si vive, magari inconsapevolmente, nelle tradizioni, negli usi, nelle consuetudini…

Questa nostra identità somiglia a un grande affresco, bello, ricco, pieno di particolari interessanti, in cui spiccano tre colli: quelli sui quali si fonda la nostra civiltà e la civiltà europea. I tre colli sono il Golgota, il Partenone e il Campidoglio. Gerusalemme, con la fede nel Dio unico; Atene, con la filosofia dell’essere; Roma, col suo diritto radicato nella realtà. Quest’affresco ha patito nel corso dei secoli – soprattutto negli ultimi due secoli - una serie di attacchi, dall’esterno e dall’interno. L’affresco si è deteriorato con il tempo, è stato in parte coperto da pitture posticce che ne hanno deturpato la bellezza. Ma in un giorno abbastanza vicino a noi ci si è resi conto che quest’affresco meritava un restauro e un rilancio: il giorno in questione è l’11 settembre 2001.

Fino alle 3 del pomeriggio dell’11 settembre 2001 sembrava che del dibattito attorno all’identità dovessero interessarsi solo gli addetti ai lavori. L’11 settembre ha fatto da spartiacque, ci ha fatto cogliere che cosa era in gioco. Ma c’è un 11 settembre italiano, e cioè il 12 novembre 2003, che ci ha fatto capire che la posta in gioco attraversa anche la nostra carne e il nostro sangue di italiani.

Davanti ai corpi dei nostri Caduti a Nassiriya, il Vicario del Papa a Roma ha pronunciato parole chiare, nelle quali ci siamo riconosciuti tutti, anche in questo caso a prescindere dalla confessione religiosa di appartenenza, e a prescindere dall’appartenenza a una confessione religiosa. Ha detto, in sintesi: a) che la tragedia di Nassiriya ha fatto sorgere “dal cuore del nostro popolo” “la sua profonda unità e la consapevolezza del suo comune destino”; b) che la “nostra amata Patria” continua a impegnarsi in “grandi e nobili missioni”, e a ritrovare al proprio interno generosità ed energie da spendere per esse; c) che l’Italia riceve una eredità importante, suggellata dal sangue dei suoi stessi figli, e che di questa eredità come italiani tutti dobbiamo confermaci degni; d) che uno dei modi per esserne degni è combattere il terrorismo.

Dall’11 settembre 2001 e dal 12 novembre 2003 il tema della nostra identità ha iniziato a tenere banco anche sulle colonne della carta stampata. Abbiamo avuto un sussulto, che ci ha indotto a considerare con maggiore attenzione le nostre radici. Abbiamo cominciato a capire che un nemico così determinato e così pericoloso come il terrorismo di matrice islamica non lo si combatte, né tanto meno lo si vince, se non si è forti di una identità solida e reale, e soprattutto viva. E non c’è solo il terrorismo: penso, per fare un esempio fra i tanti, alla possibilità che il “film” visto nelle banlieues parigine e francesi sia replicato in casa nostra. In Francia esistono ghetti etnicamente o religiosamente omogenei con maggioranza di disoccupati, che come tali rappresentano materiale esplosivo; ma, fra tante etnie e religioni, ci sarà pure una ragione per la quale esplodono solo i ghetti musulmani: perché solo in essi esiste il detonatore rappresentato da imam e organizzazioni ultrafondamentalisti.

Ma l’identità non è soltanto qualcosa da riscoprire, a causa di uno scossone storico che ci ha svegliato dal nostro torpore; e non è soltanto qualcosa da tutelare, come ciascuno di noi prova a fare con la propria abitazione, quanto installa il sistema d’allarme o la porta blindata. Il dovere dell’identità impone di non giocare solo in difesa, di non elaborarla soltanto “in negativo”, ma di formulare delle proposte, di ragionare “in positivo”.

Sono 4, a mio avviso, i cardini sui quali lavorare, le ruote motrici che consentono all’identità di avere una stabilità e di andare avanti. Sono fra loro strettamente correlati: la difesa della vita, la tutela della famiglia, la libertà di educazione e la libertà dal terrorismo. Nel mio intervento vorrei soffermarmi per cenni sul legame che esiste fra queste ruote motrici.

Il diritto alla vita merita rispetto sempre, qualunque sia l’età e la condizione della vita: è il presupposti di tutti gli altri beni e di tutti gli altri diritti. E’ l’antidoto più autentico rispetto a ogni tentazione totalitaria, per una logica elementare: se si accetta di principio che un essere umano sia soppresso perché troppo piccolo (ha pochi mesi o poche settimane di vita rispetto al concepimento), e quindi perché ha un “deficit di tempo”, non vi è nessuna ragione di principio per non sopprimerlo quando è troppo anziano, e quindi ha un “deficit di energia”: non è un caso se alla rivendicazione del “diritto di aborto”, che si è riascoltata in questi giorni, si affianca la rivendicazione del “diritto di morire”, per riprendere il titolo di un libro che comincia ad avere successo e diffusione. Seguendo l’identica logica, non vi è alcuna ragione di principio per sopprimere un essere umano che ha un “deficit di capacità”, cioè è portatore di handicap. E se si accetta di principio che un essere umano possa essere manipolato perché è piccolo, e non se ne accorge nessuno – e per questo può essere utilizzato come insieme di pezzi di ricambio per altri – non vi è nessuna ragione di principio per curarlo quando è anziano: non si sprecano soldi per una macchina vecchia, la si dà alla rottamazione (versione meccanica dell’eutanasia)… Ma questa è la descrizione di uno stato totalitario, nel quale l’uomo viene ridotto a strumento: questo stato è totalitario anche se si vota e se c’è una formale democrazia.

Difendere la famiglia come è descritta dalla ns. Costituzione – “società naturale fondata sul matrimonio” – non è una battaglia di retroguardia: una famiglia solida garantisce la trasmissione ai figli di una identità chiara. Una famiglia solida è in grado di svolgere la sua funzione educativa; è in grado di esercitare il diritto a una libera scelta di istruzione e di formazione; è in condizione di dire alla scuola alla quale ha iscritto i propri figli: pretendo per i miei figli il rispetto dell’identità italiana; pretendo che forniate loro spirito critico, che non gli imponiate pseudo verità filosofiche o storiche a senso unico, che nelle aule resti il crocifisso e non sia sostituito dal distributore automatico di preservativi.

C’è chi ha colto opportunamente un link fra la difesa della vita, dal concepimento fino al termine naturale, e la determinazione nella lotta contro il terrorismo di matrice islamica. Non che chi la pensa diversamente, sia disinteressato al rischio di trovarsi il kamikaze tra i banchi di un mercato o nel bar o sull’autobus; vi è però una minore disponibilità a un contrasto più articolato, anche culturale. Chi è contrario ad aborto ed eutanasia è convinto che esistano delle verità sulla vita umana e sulla sua dignità sulle quali non si può trattare. Parallelamente, i cittadini più attenti alla sfida terroristica ritengono che la vita umana debba essere difesa in ogni modo possibile e senza compromessi. Il desiderio di difendere la vita dalla minaccia del terrore si salda col desiderio di tutelare la vita da un altro tipo di pericolo.

Accogliere la vita, a qualsiasi stadio dell’esistenza, ha dei costi personali e impone dei sacrifici. Combattere fino in fondo il terrorismo ha dei costi personali e impone dei sacrifici. Non essere disponibili a pagare i costi e a sostenere i sacrifici connessi alla tutela della vita delle persone più indifese rende più deboli e più arrendevoli nella lotta al terrorismo. Vale anche la prova contraria: la vittoria della sinistra in Spagna, dopo una campagna elettorale che ha visto la partecipazione attiva dei terroristi, è stata seguita sia dalla rapida successione di leggi contrarie al diritto alla vita e alla famiglia, sia dal ritiro dei soldati spagnoli da un fronte importante nella lotta al terrorismo. E non è un caso se la sinistra italiana prospetta contestualmente, nell’ipotesi di vittoria alle prossime politiche, il ritiro del nostro contingente dall’Iraq e l’introduzione dei pacs…

Noi italiani, in modo talora implicito, talora confuso, abbiamo mostrato di cogliere questo collegamento: quando, nei giorni successivi al 12 novembre 2003, davanti all’Altare della Patria ci siamo messi in fila per ore, senza essere spinti da nessuno, per rendere omaggio ai nostri Caduti, abbiamo sottolineato la concreta vicinanza dell’intera nazione alla sventura che aveva colpito i propri figli, ma abbiamo sottolineato anche la partecipazione alla ragione ultima del sacrificio. E il 13 giugno di quest’anno abbiamo dato la risposta nota all’appello dei referendari.

La vittoria sul terrorismo è collegata alle vittorie del fronte pro-life: si sorreggono a vicenda. L’energia che può liberare una battaglia per la vita seria, ragionata, non superficiale, non urlata, è un capitale da spendere per la difesa della nostra pace minacciata dal terrorismo di matrice islamica.

Un corpo sociale distratto e svogliato sulla difesa della vita innocente non può trovare in sé le energie per affrontare gli anni, se non i decenni, di sacrifici che richiede una guerra di lungo periodo contro il terrorismo. Una classe dirigente non può essere distratta e svogliata su questi fonti. Non lo è in questo momento la classe dirigente degli USA. Non può esserlo in Italia, in particolare, la classe dirigente di centrodestra. Che non può ignorare, né può facilmente archiviare, fatti straordinari come ciò che è accaduto il 13 giugno di quest'anno: quel giorno il fronte libertario e relativista ha subito un trauma.

Quel giorno i resti di quello che era uno dei più potenti eserciti mediatici del mondo, che si era schierato in forze per far capitolare la legge sulla fecondazione artificiale, hanno risalito in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza: firmato non Diaz ma popolo italiano. Il trauma per i laicisti sta in quella quota 75 di non voto al referendum. Dopo qualche settimana di sbandamento, la terapia per riaversi è stata individuata in una sorta di rivincita, che passa contemporaneamente dalla negazione o dalla limitazione di diritti naturali e da manifestazioni apertamente antireligiose. Si spiega così la moltiplicazione di proposte che ci martellano dalla fine dell’estate: dai pacs alla RU 486 fino al rilancio dell’eutanasia. Ma si spiega anche l’aumento di decibel contro l’ingerenza della Chiesa nelle questioni temporali e il grido in difesa della laicità dello Stato.

Questi attacchi hanno singoli obiettivi immediati, ma finiscono per incrinare le basi della nostra identità. Lo dico anzitutto ai miei amici e colleghi di partito e di coalizione. E’ evidente che su temi così delicati è illusorio puntare all’unanimità; e ci mancherebbe altro qualcuno negasse la libertà di coscienza. Ma il problema è capire se un partito politico, o uno schieramento nel suo insieme, debbano rinunciare a pronunciare parole chiare, e ad assumere le responsabilità conseguenti, su questioni di tale peso per la vita di ciascuno di noi.

E anche se, come ci viene spesso ricordato, la coscienza è l’ultima istanza di giudizio, giova completare il quadro e far presente che ogni giudizio consiste nel porre a confronto un fatto concreto con una regola chiamata a valutarlo: da mihi factum, dabo tibi jus. Il tribunale della coscienza svincolato da una legge da applicare non produce giudizio ma arbitrio. Neanche la coscienza è svincolata da quelle regole essenziali, che chiamiamo diritto naturale, il cui rispetto integrale assicura l’esatta considerazione dei diritti di tutti. Questo è tanto più importante in un regime democratico, perché – come ha insegnato Giovanni Paolo II e come insegna Benedetto XVI - se la democrazia si disancora dal diritto naturale si trasforma in tirannia del relativismo e conduce alla perdita della propria identità.

Piaccia o meno, le decisioni connesse a questi temi non costituiscono un problema da rimuovere, o da nascondere sotto la coltre della coscienza. Rappresentano una opportunità per riattivare la stessa politica, quella con la p maiuscola; ma anche per dare slancio e forza a uno schieramento politico; e quindi per ritrovare quell’animo grande che permette di superare ogni possibile divisione. Chi ha dimestichezza con gli scritti di Antonio Gramsci (un soggetto che ha dato un contributo importante alla lotta contro l’identità italiana) sa quanto il fondatore del Pci studiava in modo scientifico le fratture delle realtà che percepiva come ostili, e ne sfruttava ogni minima crepa.

Dovremmo essere così intelligenti da evitare che gli agenti del relativismo possano fare altrettanto con noi. Il dovere dell’identità impone il dovere di una unità effettiva attorno ai principi che connotano l’identità e una solidarietà di testa e di cuore fra coloro che la perseguono.

Ho sempre in mente i versi di un pastore protestante, Martin Niemoller, tanto più toccanti in quanto chi li ha scritto è morto nel campo di sterminio di Dachau: “Prima vennero per gli ebrei, e io non dissi nulla perché non ero ebreo. Poi vennero per i comunisti, e io non dissi nulla perché non ero comunista. Poi vennero per i sindacalisti, e io non dissi nulla perché non ero sindacalista. Poi vennero a prendere me. E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa”. Noi oggi ci ritroviamo qui perché possiamo, e quindi dobbiamo, dire qualcosa.

E se c’è stato chi ha pensato di sintetizzare in uno slogan, che è diventato un film – “W Zapatero” -, tutto ciò che si può fare di più ostile e di più dannoso per la nostra identità, non credo che sorgano incidenti diplomatici se, capovolgendo il medesimo slogan, e quindi volendo voler fare un riferimento simbolico, senza nulla di personale, concludo dicendo che noi siamo qui per dire chiaro e forte “Abbasso Zapatero”.

Che la Provvidenza ci aiuti!

Concordo: ABBASSO Zapatero !


domenica 20 novembre 2005

20 Novembre 1936 - 20 Novembre 1975.

1936:dopo soli tre giorni di processo farsa,viene assassinato dalle forze comuniste José Antonio Primo de Rivera,fondatore della Falange.

1975:conclude la Sua avventura terrena Francisco Franco,che tanto fece per pacificare la Spagna dopo una sanguinosa Guerra Civile,costruendo anche un Sacrario comune a 50.000 caduti di entrambe le parti.

Possa la Spagna odierna,attraversata da nuove ondate di laicismo anticattolico,ricordare l'esempio di questi suoi Eroi ,per tornare ad essere quella di un tempo.

domenica 2 ottobre 2005

Terrorismo a Bali


A Bali,uno degli ultimi Paradisi in terra,i vili terroristi assassini colpiscono ancora.Per loro,ma anche per chi li appoggia,c'è un solo posto:

L' INFERNO !!!!!

sabato 1 ottobre 2005

Zapatero ed i clandestini. Ottobre 2005


Quando il compagno non vuole il clandestino......
Le truppe zapateriste fronteggiano decisamente i clandestini. A Ceuta e Melilla,contesi avanposti spagnoli in Africa,avranno nuovi rinforzi per fronteggiare le migliaia di clandestini che premono sul confine.Ci sono stati diversi morti,non si sa ancora dovuti a chi.
Ma la sinistra italiana,tace.I girotondisti,pure.Moretti non telefona ad Almodovar.Nemmeno di fronte alla notizia che Zapatero porterà a sei metri l'altezza del Muro di confine di Ceuta e Melilla.
DOVE SONO QUELLI CHE GRIDANO ALLO SCANDALO PER IL MURO D' ISRAELE ?