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sabato 25 aprile 2020

Mario Gramsci.

Mario Gramsci, fratello del fondatore del Partito Comunista Italiano nacque a Sorgono nel 1893. Studiò in seminario, ma, ad un certo punto, buttò via la tonaca. Nel dicembre 1911 riuscì ad arruolarsi nell’Esercito. Partecipò alla Prima guerra mondiale ed anche nel dopoguerra continuò ad indossare la divisa conseguendo il grado di sottotenente. A Varese, dove risiedeva, sposò Anna Maffei Parravicini dell’aristocrazia lombarda. 
Fascista della prima ora e primo segretario del fascio di Varese, rimase ferito gravemente in uno scontro con i ‘sovversivi’. Partecipò anche alla marcia su Roma,ad un certo punto lasciò la carriera militare per dedicarsi al commercio dei generi coloniali. Partì poi volontario in Africa orientale e, all’età di 47 anni, partecipò, sempre come volontario, al Secondo conflitto mondiale. Combatté  in Libia, nel 4° Reggimento “Libico”, col grado di capitano.
Fatto prigioniero dagli australiani nel dicembre 1940, fu internato prima in Egitto e poi in Australia. Dopo l’8 settembre 1943 divenne prigioniero non collaboratore. Per questo subì maltrattamenti pesanti e sevizie dagli inglesi prima e dagli australiani,poi. Ma non rinnegò mai il suo credo. Rientrò a Varese molto provato dalla prigionia, nel settembre 1945. Due mesi dopo, a novembre, morì a soli 52 anni. 

La sorella Teresina fu maestra elementare e segretaria del Fascio femminile di Gilarza.

venerdì 11 marzo 2016

Dov’è lo Stato ?

Dov’è lo Stato, ha chiesto la vedova di Salvatore Failla, uno dei due lavoratori trucidati in Libia. Già, dov’è lo Stato, preso a sberle da governi fantoccio che, non contenti, straziano i corpi dei due caduti con l’ autopsia, dove spariscono i proiettili estratti ?
Dov’è lo Stato, mentre 2 nostri Soldati, innocenti perchè sono stati i greci a sparare, sono da anni sotto la spada di Damocle di un processo da parte di uno stato canaglia come l’ India, che protegge uno stato comunista da sempre come il Kerala ?
Dov’è lo Stato, che rimanda in parlamento la riforma della Legittima Difesa, che riguarda tutti gli italiani, sotto attacco dei delinquenti, perdendo giorni e giorni a discutere per la legge cirinnò, che riguarda una piccolissima minoranza di pederasti e lesbiche ?
Dov’è lo Stato che permette a deputati (???) come Gianfranco Librandi di andare in TV a dire che per risolvere il problema delle rapine nei domicili basta chiamare la Forza Pubblica, magari distante chilometri dal fatto ?
Dov’è lo Stato, che si preoccupa di mandare i clandestini in alberghi con piscina ? Dov’è lo Stato, che permette pensioni allucinanti non solo ai parlamentari, ma pure a troppi manager che hanno fatto fallire le aziende di Stato ?  Mentre tanti nostri pensionati sono in miseria, ridotti a cercare avanzi nei Mercati Rionali ?
Dov’è lo Stato, che permette la circolazione di droghe assassine come l’ amfetamina e la cocaina, e liberalizza parzialmente quelle leggere, loro anticamera ?
Dov’è lo Stato, che permette a Rrom , delinquenti, mafiosi e no-global l’ occupazione abusiva di case popolari, scavalcando gli aventi diritti ?
Dov’è lo Stato, che permette elezioni truffa da sempre patrocinate dalla sinistra, incominciando dal Referendum Costituzionale ?
Dov’è lo Stato, che permette tutto questo ?

domenica 15 febbraio 2015

Saddam e Gaddafi.

Vedo che alcuni li rimpiangono.
Saddam andava tolto di mezzo prima. Solo l' impiccagione non fu consona al suo ruolo. Io lo avrei fucilato. Lo scrissi in un post.
Gaddafi, di cui penso tutto il male possibile, furono i franzosi, per me deleteri, a volerlo morto.
Avremmo dovuto provvedere NOI molto prima, quando espulse i Nostri Compatrioti. Non posso inoltre dimenticare quel beota semianalfabeta che si presentò in Italia con la maglietta del criminale assassino Omar al Mukhtar , una belva assetata di sangue italiano. Ed anche di questo ne parlai in un post, grazie all' ottimo libro di Corrado Zoli "La riconquista della Libia".
Il problema è l' Islam, non i vari satrapi più o meno fantocci.

giovedì 23 febbraio 2012

Entebbe, per noi un esempio.

Purtroppo non credo che il governicchio dei sottomessi di Monti Mario, che incassa l' ennesimo insulto dall' Unione Sovietica d' Europa sulla pratica degli invasori clandestini provenienti dalla Libia, abbia il coraggio di emulare gli Israeliani con quella mitica impresa riproposta in tanti film che fu l' Operazione Tundherbolt, in seguito divenuta Operazione Yonatan, dal nome del Tenente Colonnello Netanyau, comandante il raid su Entebbe, Uganda, nel 1976, ma posso augurarmelo.
Il 27 Giugno di quell' anno un commando di terroristi palestinesi e tedeschi dirottò un aereo dell' Air France, il Tel Aviv-Parigi, facendolo atterrare nella capitale del criminale dittatore africano Idi Amin Dada, che parteggiava per il terrorismo palestinese, in combutta con Ceausescu, la DDR ed altri servizi segreti comunisti. Una volta atterrati, e saliti a bordo altri della banda, venne chiesta la liberazione di numerosi criminali palestinesi ed internazionali. Per dare credibilità, vennero rilasciati quasi tutti i prigionieri non ebrei oppure israeliani. Ma il comandante dell' aereo, che non si chiamava Schettino, rifiutò di abbandonare gli ostaggi, e rimase con loro, seguito dall' equipaggio; tutti furono dunque trasferiti in un hangar insieme ai terroristi.
Iniziò così un estenuante trattativa tra il commando, che minacciava di morte i prigionieri, e lo Stato d' Israele, che abilmente riuscì a guadagnare tempo per organizzare quello che poi fece, essendo sempre stata la politica israeliana quella che con i terroristi non si tratta, ma si spara.
La notte del 4 Luglio 4 aerei da trasporto Hercules C 130 atterrarono all' aereoporto di Entebbe, il principale di Kampala, riuscendo a far credere agli ugandesi che si trattava del dittatore Amin Dada in persona in visita. Per questo una Mercedes, scortata da due Land Rover, uscì dalla pancia del primo aereo, dirigendosi immediatamente verso l' hangar, dopo aver eliminato due sentinelle.
L' azione fu fulminea e senza scampo: dopo aver urlato in ebraico ai prigionieri di buttarsi a terra (ma uno non comprese e fu subito colpito per errore), oltre un centinaio di soldati ed agenti del Mossad fece irruzione, sparando con le micidiali minimitragliette UZI, dopo aver paralizzato i terroristi con granate accecanti e lacrimogene. Sei terroristi non ebbero scampo. In un lampo, gli ostaggi vennero liberati e caricati sugli aerei, la debole resistenza dei soldati ugandesi venne fiaccata dai lanciarazzi, che fecero strage dei nemici, con la perdita di due soli ulteriori ostaggi. Cadde (nella foto a fianco) anche il

Tenente Colonnello Yonatan (che, come ho ricordato, darà il nuovo nome all' operazione) Netanyau, fratello maggiore dell' attuale Premier d' Israele Benjamin, a capo di un governo conservator-nazionalista. Ma in nemmeno mezzora tutto si concluse, con un bilancio di soli tre morti tra gli ostaggi più il capo della spedizione, a fronte di altri 102 liberati, 6 terroristi eliminati (ed almeno uno catturato, di cui non si seppe più nulla), ed una cinquantina di nemici ugandesi caduti. Ed 11 Mig 17 distrutti per impedire che agli stralunati ugandesi saltasse il pallino di inseguimenti nei cieli africani.
Uno straordinario successo che consiglio vivamente fosse imitato dal Nostro Esercito, qualora la trattativa con gli indiani che detengono illegalmente i Nostri 2 Marò andasse troppo per lunghe:

Andiamo a prenderli !!! Libertà x i Nostri Marò !

sabato 22 ottobre 2011

Quando vince Allah, l' Europa perde sempre.

Sono sempre stato un nemico di Ghaddafi, fin dalla cacciata degli Italiani dalle loro case libiche. Ho criticato Berlusconi (cosa rara) per averlo accolto, pure con la maglietta addosso di quel criminale assassino di Omar al-Mukhtar, basta dare un occhiata ai miei TAG. Non mi è pure piaciuta questa guerra anglofrancese, anche se avrei risolto la questione ai tempi di Reagan. E men che meno mi è piaciuta questa mattanza mediatica, fatta senza il rispetto del nemico vinto. Rispetto del quale ho sempre parlato anni prima della Fallaci. Così come trovai vergognosa l' impiccagione di Saddam, il cui rango avrebbe comportato la fucilazione (sembrano sottigliezze, ma non è così), e le sue immagini. Figuriamoci cosa penso di quello che succede non solo a caldo, ma oggi a freddo, con lo sfilare dei libici davanti ad un lurido materasso con la salma del Rais. E se i vincitori sono questi, aspettiamoci un futuro preoccupante; le premesse in Egitto, con la caccia ai Cristiani Copti, ci sono già state.
Meglio, come ho sempre sostenuto, le Colonie...

lunedì 30 agosto 2010

La sinistra scopre che Gaddafi è un dittatore:penosi e ridicoli !

Ma cambieranno mai i trinariciuti, sempre pronti dimenticare il loro passato ?

Penosi e ridicoli: un tempo bruciavano le Bandiere Italiane e fischiavano l' Inno; oggi pronti ad impossessarsene contro il Federalismo. Un tempo moralisti sugli omosessuali, vedasi Pasolini; oggi paladini delle strane coppie. Un tempo tutti "yankee go home"; oggi sodali di Obama. Un tempo sostenitori della Rivoluzione Verde di Gaddafi; oggi lo scoprono dittatore, per parlar male di Berlusconi. Ma almeno lasciateci questo piacere, cioè di urlare contro il Ras di Tripoli a noi che sempre abbiamo contrastato questo nemico dell' Italia, fin da quando si accanì contro i Nostri Connazionali presenti sulla quarta Sponda da decenni, buttandoli fuori senza neanche un soldino; mentre gli Andreotti ed i governi solidali e nazionali continuarono a fare affari con questo individuo. Insieme ai capitalisti alla Agnelli. Che lo facciate voi, che avete visto nel dittatore Libico un nuovo Arrafat, Mao e Fidel, fa proprio ridere.

Berlusconi sbaglia, come sbaglia anche in altre alleanze estere; ma è costretto da politiche energetiche precedenti ereditate dai governi precedenti, e che hanno il fulcro nella decisione demenziale di non aver scelto l' Energia Nucleare in passato.

Ah, dimenticavo: la Libia e' sempre una Repubblica POPOLARE E SOCIALISTA !!!!

martedì 1 giugno 2010

Chi fiancheggia, è un terrorista. Ed Israele lo sa.

Beh, non mi dispace constatare che ricevo parecchie visite, nonostante la mia latitanza nel postare. Molto dovuta a certe scelte in politica estera, come gli ammiccamenti libici, le arrendevolezze verso i croati, gli abbracci con presidenti negri, ed altre chicche. Per fortuna ho il buon Feltri, con il quale peraltro sono spesso in disaccordo, che mi tira su il morale con certi suoi titoli controcorrente, come quello di oggi: "Israele ha fatto bene a sparare".

Come non ricordare che in Italia invece giudici simpatici condannano le Forze dell' Ordine stramalpagate per i fatti di Genova, pacifinti vari son corteggiati dalle tv ed ospitati nei salotti,Battisti di vario genere continuano ad essere latitanti, fratonzi vanno a braccetto ad Assisi con ricercati per terrorismo ed altre amenità ? Per non parlare della Mafia, su cui si chiacchera tanto ma poco si agisce: basterebbe fare come il Prefetto Mori, che ha poi fatto scuola allo Stato d' Israele. Il cui Esercito, all' inizio, ebbe parecchi istruttori della X° MAS...

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In controtendenza pure l' articolo di Gian Micalessin:

http://www.ilgiornale.it/interni/si_definiscono_pacifisti_ma_sono_seminatori_dodio/01-06-2010/articolo-id=449533-page=0-comments=1

martedì 25 agosto 2009

sabato 13 giugno 2009

I bravi "resistenti" libici nelle pagine dei giornalisti francesi dell' epoca.

A chi, italiano (e questo è peggio...) o libico, si lamenta poi delle presunte barbarie italiane nella Nostra Quarta Sponda, dedico due articoli di due giornalisti transalpini ( e quindi neutrali) usciti all' epoca della Guerra Italo-Turca del 1911-12, in particolare dopo i massacri di Nostri Soldati nel villaggio di Henni e nel Cimitero di Chui del 23 e 26 Ottobre 1911.

Dal Journal:

"Ho visto, in una sola moschea, diciassette Italiani crocifissi, con i corpi ridotti allo stato di cenci sanguinolenti ed informi; ma i cui volti serbano ancora le tracce di un'infernale agonia. Si è passati per il collo di questi disgraziati una lunga canna e le braccia riposano su questa canna. Sono stati poi inchiodati al muro, e morirono a piccolo fuoco, fra sofferenze inenarrabili. Dipingervi il quadro orrendo di queste carni decomposte, che pendono pietosamente sulla muraglia insanguinata è impossibile. In un angolo un altro corpo è crocifisso, ma siccome era quello di un ufficiale, si sono raffinate le sue sofferenze. Gli si cucirono gli occhi. Tutti i cadaveri, ben inteso, erano mutilati, evirati, in modo indescrivibile ed i corpi apparivano, gonfi come informi carogne. Ma non è tutto! Nel cimitero di Chui, che serviva di rifugio ai turchi e donde tiravano, da lontano potemmo vedere un altro spettacolo. Sotto la porta stessa di fronte alle trincee italiane, cinque soldati erano stati sepolti fino alle spalle; le teste emergevano dalla sabbia, nera del loro sangue: teste orribili a vedersi; vi si leggevano tutte le torture della fame e della sete. Debbo ancora parlarvi di tutti gli altri orrori, debbo descrivere tutti quegli altri corpi che sono stati trovati sparsi nei palmeti fra i cadaveri degli indigeni? Lo spettacolo è indescrivibile. È un calvario spaventoso, del quale ho seguito le fasi con le lagrime agli occhi, pieno d'immensa pietà, pensando alle madri di quei disgraziati figliuoli".

Dal Matin, a firma di Gastone Leroug :

"I piccoli bersaglieri, caduti il 23 ottobre, non morirono solamente da eroi, ma anche da martiri. Non trovo parole adatte per esprimere l'orrore provato oggi, quando in un cimitero abbandonato abbiamo scoperto questi miseri avanzi. Nel villaggio di Henni e nel cimitero arabo era stato operato un vero macello: degli ottanta infelici fatti prigionieri, i cui cadaveri si trovavano lì, è certo che almeno la metà, erano caduti vivi nelle mani degli arabi e che tutti sono stati portati in questo luogo cintato da mura, dove gli arabi erano al riparo dal piombo italiano. Allora è avvenuta la più terribile e ignobile carneficina che si possa immaginare. Si sono loro tagliati i piedi, strappate le mani, evirati; poi sono stati crocifissi. Un bersagliere ha la bocca squarciata fino alle orecchie, un altro ha il naso segato in piccoli tratti, un terzo ha infine le palpebre cucite con spago da sacco. Quando si pensi che due ore prima di cadere questi eroi avevano diviso amichevolmente il rancio con gli arabi che dovevano torturarli, non si può non provare un indicibile senso di stupore e di orrore".

Chi portò la Civiltà e chi le Barbarie ?

Chi deve chiedere scusa a chi ?

(nelle immagini, rovine Romane in Libia)

venerdì 12 giugno 2009

Il razzismo antiitaliano dei cattivi maestri filolibici.

Mi aspettavo esattamente i tipi di risposta filolibici al mio post di ieri. Da tempo, purtroppo anche da parte italiana, è in atto una pessima informazione tendente a criminalizzare il Colonialismo Italiano. Poichè non mi è dato di sapere se certi scrittori e giornalisti siano stati foraggiati dai petrodollari del civilissimo dittatore libico, visitator cortese dei cieli britannici, in particolar Lockerbie, vediamo di riportare al vero la Storia e correggere certe infamie.

L' interesse italiano alla Libia, peraltro resa civile dall' Impero Romano, risale al lontano 1825, quando il Re Sabaudo Carlo Felice inviò al comando del Capitano di Vascello Francesco Sivori una squadra navale contro Tripoli per minacciare il Bey Jussuf, che dopo aver preteso tributi consolari dal Regno Piemontese, al rifiuto, aveva cominciato ad arrestare i pochi cittadini savoiardi presenti nel territorio libico. Dopo un inutile trattativa pacifica, sbarcarono 260 Lanceri al comando del Luogotenente Giorgio Mameli, il padre dell' autore del Nostro Inno. I quali, con un ottima azione militare incendiarono tre navi nemiche, costringendo il Bey a più miti pretese. Ma l' arte del taglieggiare insieme a quella piratesca erano patrimonio della dominazione turca di Tripoli, iniziata nel 1551. Pirati, criminali e terroristi furono dunque per diversi secoli tra la maggior parte di coloro che avevano invaso quelle terre che avevano conosciuto l' alta Civiltà Romana. Terre ridotte alla miseria ed alla barbarie.

Dopo l' Unità Italiana, ritornò l' interesse della nostra giovane Monarchia per le coste libiche, su consiglio di Bismarck al Congresso di Berlino del 1878, per contrastare le mire francesi sulla Tunisia, vero primitivo obbiettivo italico. Congresso che avrebbe dovuto sancire il passaggio del Trentino all' Italia per compensare il silenzio/assenso sull' occupazione austriaca della Bosnia; cosa che avrebbe probabilmente evitato la Prima Guerra Mondiale (e dunque poi la Seconda...) al Nostro Paese. Ma l' inettitudine dimostrata dall' allora Ministro degli Esteri (una costante, poi, per altri esponenti della Farnesina nel corso degli anni, vedasi Trattato di Versailles...), Luigi Corti, fece sì che tornammo a casa a mani vuote, cornuti e mazziati. Dopo aver constatato tali inettitudini, crebbe allora l' interesse di Bismarck e dell' Impero Germanico per la Libia; tant' è che finalmente Giolitti ed il Ministro degli Esteri , Antonino Paternò-Castello,Marchese di San Giuliano, dopo la Crisi di Agadir tra Francia e Germania per il possesso del Marocco, capirono finalmente che stavamo per prendere altri sonori schiaffoni. Fu deciso dunque di mandare i primi Esploratori Militari, alcuni dei quali furono trucidati dai simpatici e civilissimi locali. Tanto per cominciare... Le ultime titubanze furono dunque messe da parte, ed il Governo dichiarò guerra alla Turchia, dopo un ultimatum. Occupata Tripoli con forze terrestri e Tobruck con forze navali, i Turchi si ritirarono, addestrando alla guerriglia ed al sabotaggio gli arabi locali. Con una crudeltà che le Truppe Australiane avrebbero poi conosciuto durante gli scontri di Gallipoli della Prima Guerra Mondiale: niente prigionieri !!! Mentre le tecniche di guerriglia arabo-turche, per dare un esempio recente, erano simili a quelle dei Vietkong. Turchi che godettero dell' appoggio francese, come dimostra l' intercettamento dei piroscafi francesi Carthage e Manouba, che invece dei CARICHI UMANITARI dichiarati (medici e medicine), portavano ufficiali, soldati ed armi.

Nonostante il Trattato di Losanna del 18 Ottobre 1912 che sancì il passaggio della Libia dall' Impero Ottomano al Regno d' Italia, numerosi militari turchi rimasero nel territorio, addestrando alla guerra partigiana (ehm ehm...) i Senussi. Lo scoppio della Prima Guerra Mondiale portò all' intensificarsi della guerriglia antiitaliana, con l' aggiunta di addetti militari tedeschi; le nostre truppe si ritirarono sulla costa. Diversi italiani caddero in imboscate.

Terminata la Prima Guerra Mondiale, fu deciso di rioccupare le terre, e gli sviluppi furono diversi in Tripolitania,Fezzan e Cirenaica, ossia le 3 regioni libiche.

In Tripolitania le operazioni incominciarono nell' Aprile del 1922 e terminarono il 17 ottobre dello stesso anno. Qualche giorno prima della Rivoluzione Fascista, dunque. Qualche focolaio partigiano rimase, ma di poca importanza.

In Cirenaica le operazioni militari italiane furono più lunghe e complesse, anche grazie al maggior numero di volontari nazionalisti turchi e soldati tedeschi durante la Grande Guerra.

La guerra Italo-turca del 1911-12 costò alla Nostra Patria 1432 morti e 4220 feriti. Ma se la conta TOTALE dei Nostri Militari caduti in Libia tra il 1911 ed il 1939 sale a 8898, ecco che quasi 7500 sono gli Italiani che caddero per mano dei "bravi resistenti" oggi così osannati dai pacifinti nostrani e dai loro sodali sinistri.

7500 caduti per mano terrorista nonostante i trattati di pace, anche per volontà di quel criminale assassino che risponde al nome di Omar al-Mukhtar.

7500 caduti che urlano: "Niente scuse a Ghaddafi !".

Molti di quei caduti furono espulsi negli anni '70 dai cimiteri libici, insieme ai nostri connazionali privati di ogni avere.

Niente scuse a Ghaddafi !

mercoledì 10 giugno 2009

Quelle mani libiche grondanti sangue.

Non chiedo scusa, io, a Ghaddafi:chieda scusa lui ai parenti dei morti di Lockerbie. Chieda scusa ai parenti degli uccisi dalle varie organizzazioni terroristiche mondiali. Chieda scusa agli Italiani espulsi nel 1970 e chieda scusa per essersi presentato all' arrivo in Italia con una maglietta con la foto di quel terrorista assassino chiamato Omar al-Mukhtar , colpevole di avere torturato ed ucciso prigionieri italiani.

sabato 28 giugno 2008

Con Gheddafi non si tratta.

Tutto il can can dei magistrati intorno a Silvio Berlusconi stava quasi a spingermi di scrivere un post in suo favore, dopo tanto tempo,quando il suo improvviso blitz sulla Nostra Quarta Sponda, temporaneamente amministrata ed occupata da estranei, me l'ha fatto nuovamente crollare. No, Signor Presidente, con Muammar Gheddafi non si tratta nè si parla. L' unico metodo da usare con chi ridusse sul lastrico ventimila Italiani -espellendoli pure- che vivevano in Tripolitania e Cirenaica ben prima del Fascismo, dopo una guerra vinta, è quello usato da Ronald Reagan il 15 Aprile 1986: un massiccio bombardamento, anche in nome delle vittime di Lockerbie. No, questo signore non può usare l' arma dei barconi dei clandestini come ricatto verso l' Italia, verso le cui coste indirizzò due missili Scud-B. Oppure quella del petrolio. Non ci si può nè ci si deve fidare di questo personaggio che non è cambiato per nulla e che conosce ottimamente l'arte della Tukya, ovvero della Dissimulazione, autorizzata dalla Legge Islamica secondo l'interpretazione del versetto 106 della Sura XVI del Corano.

Certa gente, Caro Cavaliere, come i comunisti, non cambia mai...

http://www.alleanzacattolica.org/temi/islam/cantonig_islam_cap_4.htm

lunedì 15 gennaio 2007

Tra Thomas Jefferson e Muhammar Ghaddafi,io scelgo il primo. E voi ?

Thomas Jefferson (13 aprile 1743 - 4 luglio 1826) è stato il terzo Presidente degli Stati Uniti d'America. È considerato uno dei padri fondatori della nazione ed il suo volto è ritratto anche sul Monte Rushmore. Fu lui il principale autore della Dichiarazione d'indipendenza del 4 luglio 1776.Figlio di un pioniere della Virginia, funzionario della Corona. Studiò al William and Mary College dove si laureò a vent'anni. Conosceva i classici greci e latini, parlava italiano, francese e spagnolo, si interessava di matematica e architettura, era un ottimo suonatore di violino. Jefferson fu eletto presidente nel 1801. Nel 1805 attuò il primo intervento militare americano fuori dal territorio nazionale, con il bombardamento di Tripoli durante la guerra contro i Pirati Berberi che sequestravano le navi occidentali, contando sulla protezione di alcune città africane, vere e proprie antesignane degli Stati Canaglia. Nel novembre del 1803 tre piccoli vascelli tripolitani assalirono la nave Philadelphia che stazionava all’imbocco del porto e ne presero possesso. Tutto l’equipaggio – sia la ciurma sia gli ufficiali – venne ridotto in schiavitù e tutti furono costretti a lavorare in un vecchio magazzino dove vennero frustati e umiliati, come ci racconta in un libro del 1825 dal titolo The Horrors of Slavery or the American Tars in Tripoli di William Ray che raccolse e trascrisse i resoconti dei prigionieri liberati. La perdita della nave Philadelphia fu un grave scacco per il Comandante della Squadra Navale americana. Preoccupato che i tripolitani potessero ripararla e usarla contro le altre navi americane, la sua decisone fu quella di cercare di distruggere la nave. L’azione venne portata a termine da un giovane ufficiale americano, Stephen Decatur, con un piccolo vascello – l’Intrepid – armato con 60 persone. La barca era pilotata da un certo Salvatore Catalano di Palermo, che oltre a conoscere le acque del porto di Tripoli si dimostrò essenziale per la sua conoscenza della lingua araba. Grazie al buio e al pilota siciliano, i soldati americani riuscirono ad entrare nel bacino del porto e a raggiungere la nave Philadelphia riuscendo ad incendiarla e distruggerla irreparabilmente. Jefferson fece bombardare in seguito la città dove trovavano rifugio sotto protezione i pirati. Sulla terraferma invece si mosse William Eaton, console americano a Tunisi, che aveva ricevuto da Jefferson ordini e istruzioni per ripotare al potere il vecchio bey di Tripoli, Hamet Caramalli, che era stato scalzato dal trono dal fratello Jusef ed era fuggito in Egitto. Formalmente privo di autorizzazione ad agire militarmente, Eaton si attivò per rintracciare Hamet e, dopo aver costatato che poteva contare ancora su un nutrito seguito, progettò un assalto a Tripoli da terra. Trovato Hamet in un Egitto abbandonato a se stesso dopo l’evacuazione dell’esercito napoleonico, Eaton lo convinse della fattibilità dell’operazione. Insieme radunarono un piccolo esercito e affittarono 190 cammelli. Uno strano esercito composto da greci, tedeschi, italiani, spagnoli, americani e levantini si mosse da Alessandria nel deserto verso ovest seguendo il mare. L’esercito comandato da Eaton,circa 500 uomini, raggiunse Derna e con l’aiuto di tre navi americane, che bombardarono dal mare la città, le eterogenee truppe la presero d’assalto: era il 27 aprile 1805. Sebbene inferiori in numero e nonostante Eaton fosse stato colpito da una palla di moschetto al polso durante uno degli scontri, l’improvvisato esercito raggiunse le mura di difesa conquistandole e issando in cima la bandiera a stelle e strisce.
L’azione di Eaton che portò alla presa di Derna mise in grande difficoltà il bey di Tripoli che mostrò la sua volontà di arrivare ad una pace con gli americani che venne siglata il 4 giugno 1805. La ciurma della nave Philadelphia fu rilasciata, così come gli altri schiavi americani. Eaton rientrò in America e fu ricevuto come un eroe che, con un’azione temeraria, era riuscito a mettere in ginocchio il nemico. Il racconto delle sue gesta fu riportato da tutti i giornali che gli attribuirono il merito di avere posto fine alla guerra. Sull' episodio dovrebbe uscire quest'anno il film di Sir Ridley Scott ("I Duellanti", "Blade Runner", "Il Gladiatore", "Black Hawk Down"), "1804, un avventura a Tripoli", ma il film è bloccato sia dalle minacce dei terroristi (che avevano già minacciato il regista inglese per "Le Crociate"), sia per gli alti costi dell' assicurazione contro eventuali attacchi terroristici.

Ora a Tripoli, da troppo tempo regna incontrastato Muhammar Ghaddafi, famoso per aver finanziato gruppi terroristici; da Tripoli partirono i responsabili dell'abbattimento dell' aereo Pan Am a Lockerbie(Scozia), in cui trovarono la morte i 259 a bordo più 11 abitanti del paesino scozzese. A Tripoli il tribunale ha riconfermato in Appello la Condanna a Morte per 5 infermiere bulgare ed un medico palestinese(Kristiana Vulcheva, Nasya Nenova, Snezhana Dimitrova, Valentina Siropulo e Valya Chervenyashka e del dottor Ashraf Alajouj) che era stata annullata per palese vizio di forma per aver infettato centinaia di bimbi con l'AIDS. Sei persone che sono un caprio espiatorio per nascondere ben altre responsabilità di quell'infezione.

Tra Washington e Tripoli, tra Jefferson e Ghaddafi, tra Occidente ed Oriente, io so scegliere. Non so se le scelte dei prodi governanti , sig. d'Alema in testa, siano coincidenti con le mie; un motivo in più per mandarli a casa !