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giovedì 4 aprile 2019

SE ANCHE BERGOGLIO LEGITTIMA LA LEGGENDA NERA...

Leggo che sull' aereo di ritorno dal Marocco, paese Cattolicissimo 😁😁😁😁  , il Vescovo di Roma, nei soliti terrificanti colloqui coi giornalisti, ha detto: "... (i Cattolici) 300 anni fa bruciavano vivi gli eretici.". Forse qualche libro di Storia lo aiuterebbe.
L' ULTIMO condannato dall' Inquisizione, ma NON quella Romana, ma quella Spagnola, un attimino più duretta, fu Cayetano Ripoll, che però NON fu arso, ma impiccato, nel 1826 Eretico, deista e massone, fu perseguito SOPRATTUTTO perchè, da insegnante e catechista, negava la Divinità di Cristo, la Santissima Trinità, l' importanza della Madonna ed altre facezie. E le insegnava ai bambini. Come sempre, però, l' Inquisizione chiese più volte all' eretico di abiurare e ritornare in seno alla Chiesa. Ripoll rifiutò; fu dunque consegnato all' autorità civile, che, sapendo che il "bravo maestro" era pure repubblicano ed anti-monarchico, alla fine lo impiccò. 
Anche il Conte Enrico Trivelli non fu bruciato, ma decapitato, nel 1737, a Roma. Il quale era un gran birbante. Uccise a Vasto lo spasimante della sorella con un archibugiata, fu renitente alla leva ed altre amenità. Fu arrestato per gravi accuse non fondate al Papa e per non riconoscere il Potere Temporale della Chiesa, e non per eresia, col metodo delle "pasquinate". E fu condannato per Lesa Maestà, NON per eresia. 
Oltre a questi sopracitati, nel XVIII secolo, cioè i "famosi" 300 anni fa citati da Bergoglio, furono solo 6 gli "eretici" condannati a morte. E molti si erano macchiati spesso di efferati delitti, come aborti praticati con metodi primitivi e cruenti. Stesso dicasi per il secolo precedente, il XVII, che ebbe tra tutti Frà Diego La Matina il capofila, che riuscì ad uccidere, durante un colloquio privato, il proprio inquisitore, Juan Lopez de Cisneros. Questo frate siciliano, in precedenza, era stato un brigante, ricordato da Leonardo sciascia in un propriolibro; e lui, come altri “eretici” erano assassini o criminali comuni, o mestatori politici. 
Ricordo inolte che l’ Inquisizione, come ricordato da Rino Cammilleri nel saggio “ La Vera storia dell0 Inquisizione” PIEMME, era altamente garantista, e solo dopo reiterati tentativi di riconversione alla Fede, a malincuore era costretta ad affidare il condannato al braccio secolare dei vari Stati.
Spiace constatare che il Vescovo di Roma non faccia distinzione tra quanto avviene ancora in alcuni stati islamici, dove i musulmani convertiti al Cristianesimo rischiano la Pena di Morte. 

(Nella foto: Cayetano Ripoll)

sabato 3 gennaio 2015

Scafisti.

Io, come altre volte, avrei già risolto il problema...
Sono pirati, no ? Dunque, vanno appesi all' Albero Maestro e lasciati marcire.
Vuoi vedere che la smettono ??????

Lo scrissi già nel 2013, lo ribadisco...

http://santosepolcro1.blogspot.it/2013/10/pena-di-morte-per-gli-scafisti-e.html   

lunedì 21 luglio 2014

Apologia della pena di morte.

Ricevo e volentieri pubblico:


Apologia della pena di morte (by Carmine Bellezza)

Nel Natale 1998, l’associazione «Nessuno tocchi Caino», sorta da una costola
del Partito radicale, ha organizzato una marcia in Piazza San Pietro, per
chiedere l’intervento del Pontefice nella sua battaglia contro la pena di
morte. Associazioni come «Amnesty International» hanno dato il loro
appoggio. Proprio la presenza di tale associazione che, più correttamente
andrebbe chiamata «Amnesy Interational», perché ha sempre dimenticato,
volutamente, di fare campagne a favore di condannati di gruppi di destra,
per non parlare del suo appoggio a campagne filo-abortiste [finalmente,
meglio tardi che mai, se ne sono resi conto anche in Vaticano- nota di
lello-] dovrebbe dar da pensare. Il comprendere la lotta contro l’istituto
della pena capitale nell’impegno contro la «cultura della morte», come
stanno facendo molti ecclesiastici, è frutto d’una bella confusione d’idee.
Cominciamo a sfatare un assunto che l’attuale pseudo-buonismo dà per
scontato. La pena di morte, una bella cosa certo non è, ma non è illecita! 
È un madornale equivoco confondere l’inviolabile diritto alla vita
dell’innocente con la situazione del colpevole che, nel momento in cui ha spento una vita
altrui, immediatamente ha implicitamente rinunciato al proprio diritto alla
vita. Questo in astratto. Poi, in concreto, ci sono da valutare tante
situazioni. In primo luogo, ovviamente, l’accertamento della colpa, poi
l’opportunità.
Tanto per dirne una, sorprenderò qualcuno, ma nell’attuale situazione
italiana, ringraziamo il Signore che i politici e certa magistratura che ci
ritroviamo non possiedono anche quest’altra arma. Dato, come abbiamo visto,
che molti rappresentanti del mondo cattolico sono in prima fila contro tale
istituto, ricordiamo qual è il reale insegnamento della Chiesa Cattolica,
presente anche nel Catechismo del 1992. Seguiremo in quest’analisi due opere
fondamentali: «Iota Unum» di Romano Amerio (ed. Ricciardi, Milano – Napoli
1986) e, soprattutto: «Pena di morte e Chiesa Cattolica» di Catholicus (ed.
Volpe, Roma 1990).
Catholicus era uno pseudonimo usato dal defunto Padre passionista
Enrico Zoffoli. Un cattolico non può sottoscrivere l’elogio della pena di
morte, fine a se stessa, che ne fa Baudelaire (chissà se lo sanno i suoi
ammiratori). Di tutt’altro sapore è quanto ne dice Joseph de Maistre, autore
di quell’indimenticabile «Elogio del boia», secondo il quale anche l’essere
chiamato a spegnere la vita altrui è una vocazione.
La Chiesa ha sempre fondato, con Sant’Agostino, San Tommaso d’Aquino e
Taparelli d’Azeglio, il giudizio non negativo su tale somma pena sui
seguenti testi del Nuovo Testamento: ? 1) «Vuoi tu non dover temere
l’autorità? Fai il bene e avrai lode da essa (.) Ma se fai il male allora devi temere
poiché il magistrato non porta la spada inutilmente, essendo ministro di Dio
e vendicatore dell’ira divina» (San Paolo Lettera ai Romani XIII,4). ? 2)
«Ma chi avrà indotto al male uno di questi piccini (.) sarebbe meglio per
lui che gli fosse appesa una macina da mulino al collo e fosse sommerso nel
profondo del mare» (Gesù nel Vangelo di San Matteo XVIII,6).
In effetti, proprio San Tommaso molto si dilunga su cosa comporta la
morte per il condannato. Certo che, a una cultura che esclude ogni
riferimento metafisico, quindi, che reputa un’altra vita solo pallida
eventualità, è normale che la condanna a morte sembra il massimo affronto.
Non a caso la massoneria, società che ha sempre diffuso l’indifferentismo
religioso, è in prima fila in tale impegno (non nei paesi anglosassoni,
però, dove influenza la vita pubblica in modo esplicito e diretto, là gli
sta bene che ci sia, eccome!).
L’Aquinate proprio circa la condanna a morte, raccomanda la massima
cura nell’assistere spiritualmente tali galeotti. Questo perché la pena
capitale paga in un colpo solo tutti i debiti residui con l’umana e la
divina giustizia, cosa che la semplice morte naturale non fa. Pertanto al
colpevole che, sinceramente pentito delle proprie colpe, offra la propria
punizione in espiazione d’esse colpe, s’applicano in pieno le parole di Gesù
al Buon Ladrone: «Oggi sarai in Paradiso con me».
Non si deve dimenticare che, secondo la cultura cristiana, prima che
cominciasse a girare il sofisma della «rieducazione» (il Senatore Pisanò,
che in carcere c’era stato, sia come giornalista sia da detenuto, raccontava
che v’aveva conosciuto ogni razza d’uomini: il rassegnato, il disperato, il
vendicativo, il tutto sommato soddisfatto, ma il «rieducato» no!), il fine
della condanna è triplice. Tanto per incominciare deve servire a proteggere
e difendere la società dai propri membri cattivi. Poi deve far espiare il
colpevole. Infine deve riparare le ingiustizie da lui commesse. La
«rieducazione» è un tipico frutto dell’utopia di Rousseau, secondo cui
l’uomo nasce buono per natura ed è la società a guastarlo. Pertanto, in ultima
analisi, il reo è innocente! Quando l’assassino Buffet salì sulla
ghigliottina, gridò la sua speranza d’essere l’ultimo ghigliottinato di
Francia. Avrebbe dovuto gridare quella d’esserne l’ultimo assassino! La
punizione del delitto, pertanto, risulta essere più detestabile del delitto
stesso e per la vittima non c’è che l’oblio.
Di recente [1999, epoca cui risale il presente testo, più volte
spedito alla "Sant'Egidio" da cui mai ebbe risposta. SE C'è CHI SI VUOLE
ASSUMERE L'ONORE & l'ONERE DI RI-Inviarglielo, mi farà cosa grata-nota di
Lello-] si è molto parlato di quel condannato che ha ottenuto, grazie
all’intercessione papale, la grazia. Preferisco ricordare un altro personaggio. 

Alcuni anni fa, un «serial killer» che aveva stuprato e ucciso numerosi bambini,
condannato a morte, non volle assolutamente che s’organizzassero campagne in
suo favore. Pretese che la pena fosse eseguita al più presto (normalmente
tra quando la sentenza è pronunciata, e quando è eseguita passano decenni)
proprio perché era sinceramente pentito di ciò che aveva fatto e non vedeva
l’ora di ricevere la giusta punizione. Chiese solo di poter girare una
video-cassetta, con la quale narrare la sua storia. E ciò allo scopo di
mettere le famiglie in guardia dalla pornografia, di cui era stato gran
consumatore fin dall’infanzia. Tale film si può reperire in Italia,
rivolgendosi alla piccola casa editrice protestante EUN di Marchirolo
(Varese)
La Chiesa, ripeto, non solo non fa sua, ma al contrario respinge la
celebrazione della pena capitale fine a se stessa, come atto sacro e
altamente religioso, che ne fa Baudelaire. Che la reputi cosa non bella
traspare dal codice di diritto canonico del 1917 che colpiva d’irregolarità
perpetua cioè, salvo speciale dispensa papale, rendeva permanentemente
inabili a ricevere il sacerdozio non solo il boia, non solo il giudice che
aveva comminato la pena capitale, non solo il PM che l’aveva chiesta, ma
persino i testimoni, che con le loro dichiarazioni l’avevano resa possibile
(l’Ordine francescano, poi, estendeva tale provvedimento anche ai figli di
tutti costoro, rifiutandosi d’accettarli). Però, non è illecita. Il concetto
che il reo ha rinunciato di per sé al proprio diritto alla vita, è espresso
pari pari a come l’ho scritto io, da Pio XII nei suoi discorsi ai neurologi
francesi del 14 settembre 1952 e al congresso internazionale dei giuristi
cattolici del 5 febbraio 1955.
Che Dio proibisca la vendetta privata, perché se ne vuol riservare
l’esclusivo monopolio è verissimo. Ma che, sulla base del versetto di Romani XIII,4 da
me citato, che – sempre secondo le dichiarazioni di Pio XII in quelle
occasioni – ha valore universale, tanto nel tempo che nello spazio, sia lo
Stato sia il ministro incaricato d’eseguirla, è altrettanto vero. Che la
redenzione del reo sia un evento a carattere metafisico, è una verità ormai
taciuta da tutti. Lo ripeto. Se un’altra vita è vista solo come remota
eventualità, è normale che la pena capitale sia il massimo affronto. Ma chi
sa che la vita non finisce quaggiù, sa che vita e morte sono mezzi per
unirsi a Dio. La compagnia di San Giovanni decollato era una congregazione
incaricata di curare l’assistenza spirituale ai condannati a morte. Quante
conversioni ha operato San Giuseppe Cafasso. Quante lettere di condannati a
morte della Resistenza (e della RSI) sono esempi di conversioni solenni! Da
Nicola di Tauldo, assistito sul patibolo da Santa Caterina da Siena, a
Felice Robol, confortato da Antonio Rosmini, a Jacques Fesch, ghigliottinato
nel ’57, quanti delinquenti hanno avuto necessità della suprema condanna per
raggiungere un commovente grado di perfezione spirituale. Il fatto che la
pena capitale paghi in un colpo solo tutti i debiti residui con l’umana e la
divina giustizia è una sentenza di San Tommaso D’Aquino (Summa theologica,
voce «mors»).
La pena di morte e ogni pena, se per questo, se non si degradano a pura
difesa, o peggio ancora, ad arbitrio d’un tiranno, presuppongono sempre una
sorta di «diminuzione morale» del reo. La società non priva un colpevole del
diritto alla vita o alla libertà.
Si limita a prendere atto che, tali diritti, inviolabili nell’innocente,
lui reo, depravando la volontà, li ha già, in un certo senso «scemati». In
conclusione: la pena di morte, anzi ogni pena, è illegittima se si pone
l’indipendenza dell’individuo verso la legge morale, se i concetti di bene e male, giusto e
sbagliato, sono messi solo sul piano soggettivo. Se esistono in modo
oggettivo, allora anche le pene sono legittime per i violatori volontari.
Non c’è alcuno diritto incondizionato ai beni della terra. L’unico diritto
simile è quello ai mezzi necessari per la felicità eterna. Nessuna pena li
può togliere, nemmeno la pena capitale. Se poi, rinchiudiamo tutto nel campo
dell’orizzonte terreno, è normale che sembri barbara.


venerdì 11 ottobre 2013

La Bossi-Fini non si tocca !

Piuttosto bisogna inasprire, come ho detto, le pene per gli organizzatori, scafisti e basisti. 
Con la Pena di Morte. 
La sinistra e grillosinistri, peraltro sconfessati dai vertici del partito, non approfittino di questo VUOTO DI POTERE dovuto al badogliamento dei colombacci del PdL ed alle beghe da signorine nel PD per tradire la volontà popolare che vuole, al di là dei tragici fatti di Lampedusa, che i clandestini siano considerati sempre e comunque dei FUORILEGGE !!!

venerdì 4 ottobre 2013

Pena di Morte per gli scafisti e basisti: sono come i pirati.

Mentre i buonisti cattosinistri si stracciano le vesti per la tragedia di Lampedusa, nessuno o quasi riesce a capire che, invece che abolire la Legge Bossi-Fini come i bamboccioni auspicano, l' unico modo per estirpare questo cancro che continua a mietere vittime, è varare una Legge che colpisca duramente scafisti e basisti in Italia ed all' Estero, ripristinando la Pena di Morte per questi autentici PIRATI del 2000. Magari appendendoli bene in vista come si faceva un tempo, lasciandoli ai corvi. 

giovedì 20 settembre 2012

Un delitto odioso.

Davanti ad un delitto così odioso come quello confessato dalla cubana Lisandra Aguila Rico, che ha ammesso di aver accoltellato a morte i coniugi Burgato a Lignano Sabbiodoro insieme al fratello, omicidio odioso non solo per il modo in cui è stato portato a termine, ma anche perchè compiuto verso due povere persone che si fidavano dei due fratelli, essendo commercianti dirimpettai alla gelateria dove è maturato il delitto, beh, è giusto invocare per l' ennesima volta la Pena di Morte. Senza indecisioni.

martedì 29 maggio 2012

Strappiamo i Marò dalle grinfie indiane !

Mentre Monti Mario attraverso i propri diplomatici tentenna e subisce dall' India (respinto anche l' ultimissimo ricorso sulla giurisdizione del processo ai Marò), giunge da Fiorenzuola (PC) una notizia edificante che la dice lunga sul modo di vedere la giustizia da parte di alcuni simpatici indiani. E' stato ritrovato infatti il corpo di Kaur Balwinde, la ventisettenne sparita da quindici giorni. Per questo turpe omicidio (la giovane era incinta di tre mesi) è stato arrestato il marito. Interrogato dai Carabinieri, il coniuge è crollato ed ha confessato di averla strangolata; motivo ? La moglie stava adeguandosi troppo ai costumi occidentali, evidentemente una colpa per molti indiani. Se pensiamo che i Nostri Marò rischiano la Pena di Morte secondo la "giustizia" di quel paese civilissimo, risulta sempre più chiaro che è necessario strappare i Nostri Eroi dalle loro mani.
A TUTTI I COSTI !

mercoledì 18 gennaio 2012

Schettino, i Giudici e la Triade.

Purtroppo il naufragio che avevo prospettato come esempio dell' attuale situazione politica, si è trasformato in realtà, con la tragica avventura del Concordia. Paese sempre più sull' orlo del baratro, con tre casi che la dicono tutta su come siamo ridotti.
Francesco Schettino: su di lui c'è da aggiungere ben poco a quello che apprendiamo di giorno in giorno. E' un emblema dell' Italasia, di quella per la quale tutto è relativo, i colpevoli sono gli altri, e le responsabilità noie faticose. La Nave affonda ? Ma prima c'è la Cena ! In tempo di guerra (ma l' Italasia ha provveduto a cancellare la Pena di Morte anche dal Codice Militare...), avrebbe conosciuto il Plotone d' Esecuzione.
Giudici: cosa dire di una classe che oggi sta litigando sull' incredibile scarcerazione dello Schettino stesso ? Classe sempre solerte nell' accusare Berlusconi o cercare le piste più nere ?
Infine,la Triade Cinese. Che c'entra, direte voi ? Il fatto che in Faccialibro è tutto un fiorire di gruppi che plaudono alla presunta esecuzione del marocchino da parte della Mafia Cinese. No, non ci siamo proprio, non possiamo assistere inermi al fatto che lo stato abdichi e lasci spazio a vendette personali e faide tra extracomunitari.
Come dicevo l' altro giorno, e la Nave va, e quest' Italia, in balia delle onde, del malaffare, dei capricci di un Europa che ci impone anche le lampadine, da ieri presieduta dal Kapò Schulz, di agenzie non autorizzate ad emettere giudizi economici vitali per uno stato, di un governicchio tecnico piccolo piccolo, di italiani menefreghisti e relativisti, scivola lentamente ed inesorabilmente verso il baratro.
Ci salverà qualcuno ?

sabato 22 ottobre 2011

Quando vince Allah, l' Europa perde sempre.

Sono sempre stato un nemico di Ghaddafi, fin dalla cacciata degli Italiani dalle loro case libiche. Ho criticato Berlusconi (cosa rara) per averlo accolto, pure con la maglietta addosso di quel criminale assassino di Omar al-Mukhtar, basta dare un occhiata ai miei TAG. Non mi è pure piaciuta questa guerra anglofrancese, anche se avrei risolto la questione ai tempi di Reagan. E men che meno mi è piaciuta questa mattanza mediatica, fatta senza il rispetto del nemico vinto. Rispetto del quale ho sempre parlato anni prima della Fallaci. Così come trovai vergognosa l' impiccagione di Saddam, il cui rango avrebbe comportato la fucilazione (sembrano sottigliezze, ma non è così), e le sue immagini. Figuriamoci cosa penso di quello che succede non solo a caldo, ma oggi a freddo, con lo sfilare dei libici davanti ad un lurido materasso con la salma del Rais. E se i vincitori sono questi, aspettiamoci un futuro preoccupante; le premesse in Egitto, con la caccia ai Cristiani Copti, ci sono già state.
Meglio, come ho sempre sostenuto, le Colonie...

giovedì 6 gennaio 2011

Battisti: Pensieri e Parole.

Pensieri: tanti, che mi si affollano nella mente quando vedo la faccia strafottente e sogghignante di quell' impunito assassino rosso.
Parole: troppe, come quelle dei sinistri che danno la colpa a questo governo ed in particolare a Berlusconi, della mancata estradizione.
Pensieri: tanti, come quando vedo che il PD gioca ancora all' unità nazionale/volemmossebene dei tempi di quando le Brigate Rosse erano sempre e comunque "sedicenti".
Parole: troppe, quelle che leggo qua è là in ignobili siti che sposano tesi giustificazioniste sui 4 omicidi.
Pensieri: tanti, quando a Milano sono apparse scritte pro-Battisti ed inneggianti alla morte dell' eroico Sergente Maggiore degli Alpini, Matteo Miotto.
Parole: troppe, quelle di Di Pietro che oggi parla, ma taceva quando altri terroristi lanciavano statuette del Duomo.
Pensieri: il ricordo che in Brasile vive, probabilmente benone, Achille Lollo, il responsabile principale del Rogo di Primavalle in cui morirono barbaramente i due fratelli Mattei.
Parole: quelle di scuse che non ho sentito da parte dei vari intellettuali (???) sinistri della gauche-caviar che in questi anni hanno coccolato, protetto e nascosto i terroristi italiani in Italia e Francia. E quelle che non dico alla sig.ra (???) Carla Bruni Tedeschi...
Pensieri e parole: spese dai depistanti che vogliono far passare Cesare Battisti come criminale comune e non per quello che è, ovvero un comunista assassino, rimasto comunista.
Cambiano nome, ma restano i soliti comunisti di sempre !

venerdì 19 novembre 2010

Fucilare gli sciacalli ? Non solo, anche i mafiosi !

Niente male la proposta del Presidente della Provincia di Treviso, Leonardo Muraro, di fucilare sul posto gli sciacalli trovati a saccheggiare nel Veneto. Io estenderei tale misura ai mafiosi.

giovedì 6 agosto 2009

Pechino un anno dopo:la FIGC celebra la Cina Rossa.

E' passato un anno dalle Olimpiadi cinesi, con tante brave persone pronte a stracciarsi le vesti per i Diritti Umani in Cina.

Ebbene, grazie alla legittimizzazione avuta con i Giochi, i comunisti cinesi si sentono rafforzati e la repressione contro ogni dissenso è aumentata. Le torture, gli arresti, le persecuzioni religiose continuano. Il 23 gennaio 2009 è morto il giovane tibetano Pema Tsepak di 24 anni, per lesioni riportate mentre era in arresto. Il 24 febbraio il detenuto Li Qiaoming è stato ucciso in una prigione dello Yunnan. Il 25 febbraio Tapey, un monaco tibetano, è stato ammazzato dalla polizia mentre si dava fuoco per protestare contro l’occupazione militare del suo paese. Il 16 marzo Padre Francesco Gao Jianli di 39 anni, sacerdote cattolico della diocesi di Fengxiang (Shaanxi), è stato picchiato a sangue e ricoverato nell’ospedale di Baoji. Il 21 marzo è stato arrestato il pastore protestante Zhang Mingxuanl. Il 25 marzo la polizia cinese ha picchiato a morte un altro monaco tibetano, Phuntsok Rabten di 27 anni. Tre monaci tibetani nella contea di Nagchu sono stati arrestati l’11 aprile. 18 cristiani sono stati catturati nell’Henan agli inizi di maggio. Gli avvocati Zhang Kai e Li Chunfu, difensori di attivisti per i diritti umani, sono stati violentemente malmenati dalla polizia il 13 maggio scorso, mentre si trovavano a casa di un loro assistito a Chongqin. Mons. Giacomo Su Zhimin e Mons. Cosma Shi Enxiang, due vescovi della chiesa clandestina Cattolica fedele al Papa e quindi perseguitata, sono ancora in mano alla polizia in località sconosciuta da numerosi anni. Oggi in Cina vi sono almeno 1422 Laogai, i campi di concentramento, dove soffrono oltre quindici milioni di uomini donne e bambini, costretti al lavoro forzato fino a 18 ore al giorno a vantaggio del regime comunista cinese e di numerose multinazionali che producono o investono in Cina. Oggi, in questo che fu il glorioso Celeste Impero, è lecito inquinare le terre, i fiumi, i mari e l’atmosfera, guadagnare sulla vendita degli organi dei condannati a morte, sfruttare senza pietà i minatori e i lavoratori, che muoiono a decine di migliaia ogni anno per la mancanza di minime misure di igiene e di sicurezza. Lo Stato obbliga le donne ad abortire o a essere sterilizzate per il controllo delle nascite. Tutto ciò in nome del dio denaro ed in ossequio allo slogan lanciato di Den Xiaoping “arricchirsi è glorioso”.

Nonostante tutto questo la FIGC, la Federazione Italiana Gioco Calcio ha pensato bene di dare un' ulteriore aiuto al regime liberticida cinese, andando a far disputare la Finale di Supercoppa a Pechino, privando oltretutto la stragrande maggioranza dei legittimi tifosi Interisti e Laziali della possibilità di assistere dal vivo alla partita.

Spero che le rispettive tifoserie, da anni legate da gemellaggio e notoriamente di Destra, facciano sentire in qualche modo il loro dissenso sul posto; speranza purtroppo vana, perchè i controlli all' ingresso dello Stadio saranno capillari come e più che alle Olimpiadi.

Ed il mio presidente di sinistra, che dice ? Zitto zitto...

E sua Moglie Milly, presidente di Emergency dal 1999, ecologista e sinistrissima consigliere comunale nella Mia Milano, così attenta ai diritti delle minoranze, dei clandestini e degli zingari, con una dichiarazione dei redditi del 2006 ferma a 16.455 Euro che giustamente la pone alla testa delle famiglie bisognose, che dice ?

Zitta zitta pure lei.

martedì 17 febbraio 2009

Sono contrario alla castrazione chimica, caro Calderoli.

E no, caro Calderoli, non ci sto ! Ho saputo che vuole la castrazione chimica per gli stupratori. No,non ci siamo proprio. Siamo stufi, ogni giorno assistiamo impotenti a notizie di violenze sessuali, e sempre più spesso i protagonisti sono della mia Seconda Patria, che stanno insultando e coprendo di vergogna. No, e neanche la castrazione reale è ormai un deterrente per queste belve che non hanno il coraggio di compiere gli stessi delitti efferati in Romania, dove sicuramente pagherebbero duro, per questi reati. Eu va blestem ! Io vi maledico ! Caro Sig. Ministro Diaconescu, venga a vedere il fango che stanno gettando su una comunità che non vuole essere confusa con queste bestie immonde ! Eu va blestem ! I Martiri della Rivoluzione del 1989 si ribellano ad essere confusi con questi animali ! Eu va blestem ! Per colpa vostra l' ombra della vendetta pende sul capo di tanta gente onesta e lavoratrice.

No, nessuna castrazione: sia ripristinata la Pena di Morte, per direttissima. Siano fucilati sul posto e lasciati a marcire come esempio. Eu va blestem ! Io amo la Romania, amo ogni angolo di questo meraviglioso paese che pochi stramaledetti stanno facendo sembrare il popolo che un giorno fu di Eminescu e Caragiale, di Enescu e Celibidache, di Cioran ed Eliade, di Ionescu Nae e Ionescu Eugene, di Brancusi e Horia, di Motza e Marin, di Codreanu e Sima, un popolo di bruti. Eu va blestem !

Svegliatevi, Rumeni d' Italia, come dice il meraviglioso Vostro Inno Nazionale:"Deşteaptă-te, române, din somnul cel de moarte" ! "Acum ori niciodată croieşte-ţi altă soartă" ! (Risvegliati, romeno, dal sonno della morte, Ora o mai più ritaglia il tuo destino) "Acum ori niciodată să dăm dovezi în lume,că-n aste mâni mai curge un sânge de roman, si că-n a noastre piepturi păstrăm cu fală-un nume triumfător în lupte, un nume de Traian !" (Ora o mai più diamo prova al mondo che in queste mani ancora scorre il sangue dei Romani,e che nei nostri petti conserviamo con orgoglio un nome trionfatore in battaglia, il nome di Traiano! ).

Siate Voi, Rumeni d' Italia a denunciare chi infanga il Nome della Patria Rumena ! Deşteaptă-te, române !