Translate

mercoledì 20 febbraio 2008

Fini, anche Samvise Gamgee era piccolo...

Continuano gli anatemi del sig. Fini contro i "piccoli partiti" e quindi anche contro La Destra. Eppure, forse molti anni fa dovrebbe aver letto "Il Signore degli Anelli" come quasi tutti i gravitanti attorno all' Area di Destra della mia generazione. Se non l'ha fatto, chieda lumi a Giorgia Meloni, la quale, sicuramente potrà informarlo. E chiarirgli che il personaggio più importante del libro di Tolkien non è, come molti pensano, Frodo, l' incaricato della missione che salverà il mondo dal Male, ma il piccolo ed umile Samvise Gamgee, rimasto in ombra in tutto il romanzo, ma determinante nella lotta finale che culminerà con la distruzione dell' Unico Anello, fonte della rovina del mondo.

Non sarà infatti a compiere la missione il grande e magico mago Gandalf, importantissimo per frenare gli influssi malefici provenienti da Mordor ad opera di Sauron e del suo servo Saruman. Nè il nano Gimli, pure intrepido in tutti gli scontri. E nemmeno gli uomini Boromir , che perirà a causa dell' orgoglio e della brama di potere, ed Aragorn, che pure diventerà il Re di Gondor. Nè l' angelico elfo Legolas, immortale come tutti gli elfi se non in battaglia. Nè tantomeno gli hobbit Merry e Pipino, che pure piccoli, dimostreranno audacia.

Ma nemmeno il prescelto, Frodo Baggins, colui che ricevette l' incarico di distruggere l' Anello del Male, riuscirà nell' intento, perchè, pur animato da lodevoli intenzioni, sia per essere stato più volte sotto attacco del male, sia per aver portato con se l' Anello del Potere, riesce a resistere all' illusoria volontà di potenza dello stesso. Frodo, senza l' amico Samvise, non sarebbe neanche giunto sul Monte Fato, ferito quasi a morte dal ragno Shelob; infatti verrà portato a spalle dall' umile giardiniere compagno di viaggio, nonostante le maldicenze e le calunnie del viscido Gollum, che era riuscito a convincere che Sam non fosse fedele. Ma, giunto sull' orlo dell' abisso, invece di buttare l' oggetto maligno nel fuoco, Frodo non riesce a trattenersi dall' indossarlo, proclamandosi "Signore dell' Anello".

Dunque, senza quel Samvise piccolo, ma coraggioso, fedele alla causa, pronto al sacrificio e custode dei valori dell' amicizia, la missione non sarebbe andata a buon fine.

Pensaci, Padron Berlusc..., pardòn, Padron Frodo...

(se il rotondetto Samvise Gamgee mi ricorda Storace, chi sarà mai Gollum ?)

________________________________________

« Non tutto quel ch'è oro brilla,
Né gli erranti sono perduti;
Il vecchio ch'è forte non s'aggrinza,
Le radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
L'ombra sprigionerà una scintilla;
Nuova sarà la lama ora rotta,
E re quei ch'è senza corona. »

Sì, le Radici profonde non gelano !

6 commenti:

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

Ecco i commenti:

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

#1 20 Febbraio 2008 - 18:43

Mi hai fatto ricordate un articolo di MdA pubblicato su Area qualche anno fa. Sono andato a cercarlo e lo ripropongo qui di seguito.
pizzì



(segue)

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

....Tratto da Area di gennaio) - L’Anello del Potere: è questo il cuore della narrazione del Signore degli Anelli. Personaggio centrale del libro è proprio il Potere, e tutto il libro ruota attorno al rapporto che ogni singolo personaggio stabilisce, appunto, con la tentazione di esso. I Nazgûl sono Re dei popoli liberi che hanno indossato l’Anello credendo che avrebbero potuto dominarne il potere, salvo poi esserne completamente soggiogati. Rispondono solo ed esclusivamente al suo potere, al suo richiamo. Rappresentano la debolezza di chi sceglie la strada breve, e la presunzione di chi pensa di poter governare una forza molto più grande di lui. E nello scegliere di indossare l’Anello dimostrano di considerare il potere come un obiettivo e non come uno strumento. Il potere per loro non è un mezzo attraverso il quale realizzare le speranze del proprio popolo, ma diviene l’obiettivo massimo da perseguire, se necessario a scapito del popolo stesso. Tanto che i Nazgûl arrivano a combattere quelle stesse genti che rappresentavano prima di perdersi. Il Nazgûl è un superbo. Nel pretendere di utilizzare quel potere a loro vantaggio, i Nazgûl gli si alleano, ma sarà quel potere ad utilizzare loro come strumento, e non il contrario. Pur di avvicinarsi al potere modificano la propria natura, per rendersi accetti al potere. Alla fine arrivano, ma sono la negazione stessa di quel che erano quando sono partiti. E sono persi per sempre. La differenza tra i Nazgûl e Gollum è che i primi avrebbero potuto scegliere, il secondo no. Lui, Gollum, è troppo mediocre per capire ciò che gli sta accadendo. Lui non vanta saggezza, né conoscenza, né forza. Lui è schiavo del suo destino. Soprattutto, lui è solo. Ed è nella solitudine e nell’impossibilità di amare, di donare se stesso per qualcun altro, che Gollum prende il sopravvento sulla personalità che aveva prima di perdersi: l’hobbit Smeagol.

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

(segue)...Tanto che nel momento stesso in cui Gollum si imbatte negli hobbit, e Frodo gli dimostra inspiegabilmente fiducia, ricompare Smeagol con tanta forza da annientare momentaneamente il potere che l’Anello ha avuto su di lui per oltre cinquecento anni. Smeagol caccia Gollum. Quando, più tardi, egli si convince che Frodo l’abbia tradito, è allora Smeagol che muore, definitivamente. Per gli ignavi, per chi non vanta una purezza d’animo o una saggezza tali da consentirgli di combattere da solo la forza dell’Anello, solo la condivisione, l’amore, la fiducia, la consapevolezza di far parte di un progetto o di essere l’oggetto della fiducia di qualcun altro può rappresentare la salvezza. La morale del Signore degli Anelli è questa: solo il gruppo, la compagnia, la comunità può vincere. Se Frodo Baggins avesse dovuto distruggere da solo l’Anello non ce l’avrebbe fatta. Sarebbe morto trafitto dai Nazgûl ancora prima di arrivare a Gran Burrone. Se la Compagnia non avesse avuto il portatore dell’Anello avrebbe perso la sua battaglia contro l’esercito di Sauron; di contro, se Frodo non avesse potuto contare sugli eserciti della Terra di Mezzo e sulla loro capacità di impegnare le energie di Sauron e dei Nazgûl nella battaglia dei Campi del Pelennor, non avrebbe mai raggiunto il Monte Fato. Nessuno ce l’avrebbe fatta senza l’altro. E tutti, compresi Gollum o Pipino, risultano indispensabili ai fini del risultato. (segue)

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

...Infine, c’è un personaggio come Sam Gamgee. Troppo spesso considerato il servo sciocco, rappresenta in realtà il Camerata. Lui non ha la saggezza di Gandalf, né la forza di Aragorn, né il coraggio di Frodo. Ma l’abnegazione è la sua grandezza. Lui è lì per te, e non c’è niente che possa indurlo a desistere. Lui ti rialza in piedi, lui combatte con te la quotidiana guerra contro la tentazione di infilare l’Anello, lui si prende cura di te. è la tua coscienza, lo specchio di quello che eri. Lui ti ricorda ogni istante da dove vieni e dove stai andando. Considerato comprimario, è in realtà più centrale di Frodo. Sa che il suo ruolo sta nel sacrificarsi per consentirti di andare avanti, e non ne ha paura e nemmeno invidia. A lui non interessa che tutti diranno che il merito è di Frodo, lui è consapevole del ruolo che gli spetta, e ne va fiero. La Compagnia dell’Anello rappresenta la nostra Europa, così come noi l’abbiamo immaginata e sognata. Qualcuno a sinistra ha provato ad offrire una lettura distorta secondo la quale la Compagnia raffigura una sorta di società multirazziale, il melting pot. Ma nella Compagnia le identità non si annullano, si rafforzano. Essa rappresenta la capacità dei popoli liberi della Terra di Mezzo di unire le proprie forze per combattere il nemico comune, ed è resa più forte proprio dalla capacità che ogni popolo ha di mantenere salda la propria identità e la propria specificità, per metterle a disposizione della Comunità tutta. Così la saggezza degli elfi, la forza dei nani, il coraggio degli hobbit, consentono nella loro unione il raggiungimento di un obiettivo che ognuno di questi popoli, da solo, non avrebbe mai raggiunto. E la forza della Comunità nel suo complesso permette la crescita di ogni singola identità, e questa lettura offre la dimensione di come, solamente attraverso il perseguimento di una crescita comune dell’Europa come soggetto politico, le Nazioni che la compongono possano affermarsi sulla scena internazionale e utilizzare la forza dell’Europa per rilanciare le proprie singole specificità. E salvare il mondo dal Male.

Marcello De Angelis



Pizzino utente anonimo

Starsandbars/Vandeaitaliana ha detto...

#2 21 Febbraio 2008 - 07:38

Pizzì.

Questa qua me la stampo e me la metto nella parte Tolkeniana dei miei libri !
Vandeaitaliana